Amici al Niguarda da Francesca. Festa di compleanno a sorpresa

Scritto il 15/06/2026
da Marta Bravi

I compagni del Virgilio sono saliti a turno per incontrarla e sotto la sua finestra cori di auguri e palloncini colorati

Un coro allegro, uno striscione colorato per Francesca, palloncini, regali, pasticcini e la torta fatta dalla nonna. Tra i pacchetti un paio di pantaloni, scarpe da ginnastica e tanti braccialetti. A raccontarlo così sembra il compleanno di una qualsiasi 17enne. Non per Francesca che se lo vive dalle finestre del reparto grandi ustionati di Niguarda. Francesca è tra i ragazzini scampati alla strage di Crans Montana, ed è una delle ferite più gravi (insieme a Elsa) tra i ragazzi italiani che la notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio erano al bar le Constallation. Dopo sei mesi di cure (la prima notte all'ospedale di Sion, due giorni a Zurigo e dal 3 gennaio a Niguarda) riesce a stare seduta sul letto, ha ricominciato a camminare con il deambulatore, fa fisioterapia e ripetuti interventi per la cute. In 150 giorni di ricovero ha subito 50 operazioni. Non ha avuto conseguenze polmonari per le esalazioni tossiche che però l'hanno fatta svenire mentre scappava dal locale, a 4 gradini dall'uscita, nè complicazioni agli organi interni, anche se ha dovuto affrontare numerose infezioni. Ha ricominciato a mangiare da due o tre settimane, «tutte le sere la tagliata perché ha saputo che la carne le fa bene». «Quando sarà dimessa andremo a pranzo dal ristoratore a due passi da qui che ci fornisce la cena e con cui abbiamo fatto amicizia» racconta il padre. «Dovrebbe muoversi di più per poter migliorare - continua - ma ha troppi dolori e non ce la fa, noi però notiamo ogni giorno un piccolo miglioramento».

Francesca dovrebbe venire dimessa tra qualche mese. «Una volta tornati a casa, sarà ancora molto lunga perchè dovrà tornare in ospedale per fare fisioterapia, laser, medicazioni - continua il genitore - ma una volta varcata di nuovo la soglia di casa sarà il 2 gennaio per noi e saremo contenti di cominciare a vivere e a festeggiare tutti i vari compleanni ripartendo con una nuova vita». Per questi genitori la vita si è fermata il 1 gennaio 2026 - molti di loro quella data l'hanno tatuata su braccia, polsi o schiena, i genitori di Francesca «vivono in una bolla» hanno quasi smesso di lavorare e vivono facendo i turni 24 ore su 24 in ospedale.

Nel frattempo gli amici che sono venuti a trovarla sono saliti a piccoli gruppi per incontrarla e condividere con lei la torta: le amiche dell'oratorio, i compagni del Virgilio, e gli amici che con lei hanno condiviso questa tragedia. Sotto la sua finestra i compagni che sono stati dimessi con le cicatrici. Una ragazzina indossa una guaina protettiva su collo, busto, braccia e mani ingioiellate, dice con un filo di voce: «Sono una sua amica e so come ci si sente là dentro». «I rapporti li ha potuti tenere quando è stata meglio anche in terapia intensiva» racconta il papà. Non solo, Francesca, come gli altri ragazzi, ha potuto seguire le lezioni a distanza ed essere promossa. «Seguire le lezioni e studiare l'ha aiutata moltissimo anche perchè si è sentita legata alla sua classe durante questo pesantissimo periodo». Per lei tornare sui banchi a settembre sarà come rinascere per la terza volta.