Non è un mistero che dietro la richiesta di dimissioni ad Andrea Delmastro ci siano state anche le incertezze sui possibili sviluppi dell'inchiesta della Procura di Roma, che ha acceso i fari sul ristorante Bisteccheria d'Italia, di cui era socio l'ex sottosegretario con altri tre politici piemontesi di Fdi e la figlia diciottenne di Mauro Caroccia, poi condannato come prestanome del clan Senese. I pm stringono il cerchio e indagano Caroccia senior e la figlia Miriam (unici indagati nella vicenda finora) per riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Ieri la giovane, tramite il suo legale Fabrizio Gallo, ha respinto le accuse e si è detta pronta a chiarire la sua posizione: "Voglio essere ascoltata dai magistrati, io non ho fatto nulla, non ho mai consegnato soldi a nessuno".
I pm hanno delegato alla Guardia di Finanza accertamenti sul denaro e sui passaggi che hanno portato all'apertura della società proprietaria del locale "Le 5 Forchette", costituita a Biella nel 2024. Ieri Elena Chiorino, una dei soci, ha lasciato la vicepresidenza del consiglio regionale del Piemonte. I pm vogliono ricostruire il ruolo di Caroccia senior, attualmente in carcere, se fosse presente anche all'atto di costituzione della srl. L'ex sottosegretario, appena scoppiata la bufera aveva spiegato - e per questo era stato difeso dalla premier Meloni - di aver peccato di "leggerezza", ma di aver immediatamente ceduto le proprie quote agli altri soci non appena saputo della condanna definitiva di Caroccia per i suoi legami con i Senese. Anche gli altri "Fratelli" sono poi usciti dalla società cedendo le quote alla giovane. E una parte del corrispettivo sarebbe stata pagata in contanti. Ma la ragazza ieri ha precisato di non aver "dato soldi a nessuno". Il suo avvocato spiega che Miriam Caroccia al momento "non è stata raggiunta da alcun avviso di garanzia". Quanto al denaro "è completamente estranea a qualsiasi dinamica illecita e non ha mai consegnato somme di denaro a chicchessia come sarà prontamente accertato dalla magistratura verso la quale abbiamo piena fiducia e alla quale saremo pronti a chiarire ogni cosa".
Sotto la lente anche i bilanci e il giro d'affari del ristorante. E nel fascicolo sono finite le foto e il video che ritrae Caroccia senior all'interno del locale, dopo la condanna in appello e prima della conferma della Cassazione. Non è chiaro se avesse un ruolo, se fosse dipendente o altro. Di certo promuoveva il nuovo ristorante: "Avete visto la nuova insegna? Baffo non esiste più. La nascita del nuovo nome è una storia lunga, lascia stare ma posso assicurare che la qualità della carne è la stessa". Baffo era il vecchio locale di Caroccia, poi sequestrato. Ed è spuntata una foto con l'ex sottosegretario Delmastro proprio qui nel 2023. Dettagli che nel tempo avrebbero "logorato" l'esecutivo, viene spiegato, per di più con il timore di un'azione giudiziaria. Sembra però escluso il rischio di una contestazione per peculato nell'ambito delle cene "istituzionali" alla Bisteccheria, dato che Delmastro ha smentito di aver mai chiesto rimborsi per pasti o cene.
Alla Bisteccheria d'Italia è stata a cena anche Giusi Bartolozzi, immortalata a una tavolata con l'ex sottosegretario ed esponenti del Dap. L'ex "zarina" di via Arenula rischia però il processo per un'altra vicenda, quella del rimpatrio del libico Almasri. Dopo il forzato passo indietro il suo destino è incerto. La Procura di Roma la accusa di aver detto il falso nella sua testimonianza. La maggioranza nei mesi scorsi voleva estendere anche a lei lo scudo ministeriale che ha consentito di respingere l'autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei Ministri per Nordio, Piantedosi e Mantovano. Per questo era stato chiesto all'Ufficio di presidenza della Camera di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. Il voto dell'Aula, che doveva tenersi il 4 marzo, era stato posticipato per il referendum. Ma non c'è una data. E ora l'epilogo è tutt'altro che scontato.