Nordio frena l'assalto. "Colpa mia il flop, ma resto dove sono"

Scritto il 26/03/2026
da Pasquale Napolitano

Il centrosinistra chiede il passo indietro. Lui: "Ho la fiducia di governo e Meloni"

La più agguerrita in Aula è la deputata Pd Debora Serracchiani, responsabile Giustizia e sostenitrice fino al 2019 della separazione delle carriere in magistratura: "Dimissioni subito", urla in faccia al ministro della Giustizia Carlo Nordio al Question time (foto) alla Camera. Le opposizioni sono in assetto di guerra. Il Guardasigilli arriva alle 15 in punto. Stavolta, al suo fianco non c'è più il braccio destro Giusi Bartolozzi. Il ministro va in Aula con in tasca la fiducia della presidente del Consiglio: "La responsabilità politica del fallimento del referendum è mia ma poiché la fiducia del governo e della presidente del consiglio è confermata non c'è nessuna ragione perché il ministro abbandoni il suo posto", ribadisce Nordio, rispondendo a un'interrogazione parlamentare del Pd. All'orizzonte lo scenario delle dimissioni di Nordio è sfumato. Le nuvole su via Arenula sono in fase di allontanamento. La premier, incassate le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, blinda il Guardasigilli.

Il botta e risposta con l'opposizione scivola poi sui due casi più caldi: Delmastro e Bartolozzi. Per il ministro "sono casi chiusi". Sull'ex sottosegretario, Nordio puntualizza: "Avendo già rassegnato il sottosegretario le dimissioni viene meno la materia del contendere e quanto ai chiarimenti richiesti, lo stesso si è dichiarato disposto a darli nelle sedi opportune". Spende, invece, parole di elogio per Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro fino a due giorni fa: "Come sapete la dottoressa Bartolozzi ha dato ieri le dimissioni e ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore. Il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido cessino definitivamente le strumentali polemiche che hanno investito la sua persona e tutto il ministero. A lei va il più sentito ringraziamento mio per lo straordinario impegno che ha profuso in questi tre anni e mezzo sia come vice capo di gabinetto sia come capo di gabinetto". E poi chiarisce un passaggio politico importante. Non è stato lui a chiedere le dimissioni del capo di gabinetto, dopo l'uscita infelice sui magistrati ("sono un plotone di esecuzione") durante il confronto: "Proprio perché erano dimissioni spontanee e inattese io la mattina ho detto che non sarebbe cambiato nulla nella compagine ministeriale". C'è però un episodio su cui Nordio ritorna: "Posso aggiungere che nonostante io abbia smentito almeno una cinquantina di volte la frase sulla para-mafiosità del Csm, che non era affatto mia, ma di un magistrato del Csm di cui ho citato parola per parola la dichiarazione, quella è stata attribuita a me. Questo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche maggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito". Quella frase batte con un tarlo nella mente del ministro. E molti considerano quell'uscita un errore di comunicazione che ha pesato sull'esito finale del referendum.

In Aula il clima è comunque caldo. Il deputato di Più Europa Riccardo Magi (altro sostenitore della separazione delle carriere) è il più duro: "È arrivato il momento di mettersi una mano sulla coscienza e prendere atto che il fallimento è nei fatti: quello che sta accadendo al ministero della Giustizia non è un incidente di percorso e non è neanche dovuto esclusivamente al referendum. Il ministro prenda atto di questo fallimento politico e si dimetta". Nordio fa cenno con la testa che non si dimetterà. Il primo ostacolo è superato. A breve - Nordio fa sapere arriverà il nome del nuovo capo di gabinetto.