"Obbedisco alla leader ma sono immacolata". Santanchè si dimette

Scritto il 26/03/2026
da Stefano Zurlo

Moral suasion di La Russa e la ministra del Turismo lascia: "Non volevo essere io il capro espiatorio della sconfitta"

Alle sei di sera l'interminabile braccio di ferro si chiude. "Cara Giorgia, ecco le mie dimissioni". Daniela Santanchè getta la spugna dopo una giornata sfibrante e surreale: la ministra era arrivata in ufficio come se nulla fosse, gettando nel panico pezzo interi del partito e di una maggioranza sempre più in imbarazzo.

Poi finalmente, ecco il comunicato che pone in qualche modo fine alla vicenda trascinatasi oltre ogni limite: "Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo, perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte a una tua pubblica ed esplicita richiesta".

Ricordate? Era già successo l'anno scorso, quando la poltrona della ministra era stata pericolosamente in bilico e lei aveva detto: "Se me lo chiedesse Giorgia, un minuto dopo me ne andrei". Solo che questa volta il minuto si allunga come un elastico per 24 ore e più.

Meloni aveva sondato persone vicine alla titolare del Turismo e nel pomeriggio di martedì era iniziata anche un paziente opera di mediazione da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa, vicino all'una e all'altra. Poi sembrava che anche lui si fosse sfilato, ma la moral suasion proseguiva nella penombra della discrezione, fra i distinguo di chi non voleva finire nello stesso cesto di Giusi Bartolozzi e soprattutto di Andrea Delmastro.

Così la partita si è complicata, il caso è stato usato dalle opposizioni per lanciare una mozione di sfiducia individuale che ora pare superata e insomma all'ora di cena da Palazzo Chigi era partito un comunicato durissimo, senza precedenti, che invitava la ministra senza tanti giri di parole e a farsi da parte.

Ora, Santanchè, dopo essersi tagliati tutti i ponti alle spalle, prova a ricomporre il quadro e spiega di aver temporeggiato proprio per difendere la propria immagine calpestata a destra e sinistra: "Volevo fosse chiaro per la mia onorabilità che faccio un passo indietro non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è e nemmeno un semplice rinvio a giudizio".

La soluzione giudiziaria del caso si è rivelata fallimentare perché le accuse - il falso in bilancio, la bancarotta e la truffa - non hanno ancora portato ad alcuna sentenza, fra rimpalli e rinvii. Così giornali e partiti di opposizione ripetono da anni che Meloni si tiene una ministra indagata per una sfilza di reati e il tema è diventato un tormentone.

Meloni ha sopportato, fra alti e bassi, per un tempo lunghissimo, poi la debacle del referendum ha accelerato le cose. Via Delmastro. Via Bartolozzi. Via Santanche. Ci voleva un segnale di discontinuità, una scossa, un cambio di passo mentre la vicenda di Delmastro, le quote del ristorante con la figlia di un prestanome della camorra, riempivano i giornali e gonfiavano le chiacchiere del Palazzo. Alle sette i flash impietosi delle agenzie portano anche le dimissioni, a metà, di Elena Chiorino, pure coinvolta nel caso Delmastro: lascia la vicepresidenza della Regione Piemonte ma resta assessore.

"Ieri - prosegue Santanchè - ti ho rappresentato la mi non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me..."

Non basta: "Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente e assai diversa che ha riguardato l'onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto". Insomma, Santanchè voleva l'onore delle armi: "Chiarito questo, non ho difficoltà a dire obbedisco e a fare quello che mi chiedi"

Alla Camera l'addio della ministra innesca l'applauso tanto atteso, lei se ne va rivendicando di "essere abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri". Poi lancia un ramoscello d'ulivo alla premier: "Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento".