Si è presentato a scuola con una lama seghettata, una pistola scacciacani nello zaino, in pantaloni mimetici, con indosso una maglietta con la scritta rossa «Vendetta» e il telefonino appeso al collo per riprendere la scena, come accade spesso nelle High School americane. Non in Italia. E poco prima del suono della campanella ha accoltellato, in corridoio, davanti ad una classe, l'insegnante di francese. Due colpi, alla gola e all'addome, che solo per miracolo non l'hanno uccisa.
Lui ha 13 anni ed è un studente italiano di terza media dell'istituto Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Un adolescente tranquillo, fino a ieri. Lei, Chiara Mocchi, 57 anni, la sua professoressa di lingua, portata in elisoccorso all'ospedale Papa Giovanni XXIII è in terapia intensiva dopo un delicato intervento chirurgico, salvata dalle trasfusioni che le sono state fatte durante il volo. Le sue condizioni sono serie, ma non è in pericolo di vita. L'aggressione davanti ad altri tre studenti, sotto choc per quello che hanno visto, ora assistiti dagli psicologi. «Le ha tagliato la gola», racconta uno. L'altra, una ragazzina, non riesce a togliersi dagli occhi il sangue che schizzava da tutte le parti. Il 13enne è stato immobilizzato da un docente e da due collaboratori scolastici, che lo hanno consegnato ai carabinieri.
È stato interrogato in caserma per oltre otto ore per cercare di ricostruire il movente. Con lui c'era la madre, incredula per l'accaduto. Non avendo ancora 14 anni non è imputabile e non potrà essere processato, ma dopo il faccia a faccia con il magistrato è stato accompagnato in una comunità per minori. È la Procura dei minorenni di Brescia, competente anche per Bergamo, ad indagare. I carabinieri hanno escluso finalità terroristiche, non ci sarebbero motivazioni ideologiche e religiose: si tratterebbe di un gesto isolato per questioni personali. Ma certo sono inquietanti le modalità dell'azione e il materiale pericoloso sequestrato in casa del ragazzino.
Erano da poco passate le 7,45 quando lo studente si è avventato sulla professoressa di francese con un coltello dalla lunga lama, «stile Rambo», come raccontato da chi lo ha visto. L'aggressione è avvenuta in corridoio, al primo piano, davanti agli occhi di altri alunni terrorizzati. La docente, molto stimata, è descritta come severa, preparatissima e interessata alla vita dei ragazzi, sempre pronta ad aiutarli e a spronarli. Appassionata di poesia, a Trescore aveva iniziato a lavorare nel 2001 dopo la laurea, il dottorato e il post dottorato all'Università di Bergamo. Un mese fa aveva subito minacce e qualcuno - racconta una mamma - le avrebbe graffiato la macchina. Nulla che facesse presagire un epilogo del genere. Quello che è saltato nella testa del tredicenne lo chiarirà l'inchiesta. Certo ieri mattina è uscito di casa con le idee molto chiare, come dimostra anche la maglietta che ha scelto di indossare. Il suo proposito era evidente e tutti dovevano sapere, tanto da trasmettere tutto in diretta su Telegram grazie al cellulare attaccato al collo. Appena si è sparsa la notizia dell'accaduto, con un messaggio della rappresentante di classe, i genitori si sono precipitati a scuola preoccupati a riprendersi i figli, anche se le lezioni non sono state sospese. Verso mezzogiorno i compagni di classe del tredicenne sono stati fatti uscire dal retro.
«È un fatto di una gravità sconvolgente, è necessario approvare rapidamente le nuove norme per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani», è il primo commento del ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Anche il vicepremier Matteo Salvini auspica una stretta: «Avanti con le nuove norme per contrastare il porto e l'uso di coltelli».