Il pm epuratore Poniz imbarazza pure l'Anm. "Parla a titolo personale"

Scritto il 26/03/2026
da Luca Fazzo

Le toghe prendono le distanze da chi vuole punire i colleghi per il Sì

La giustizia dei vincitori è sempre un po' sommaria, e i magistrati non hanno fatto eccezione. Le prime ore del dopo voto hanno visto richieste esplicite di regolamenti di conti ai danni di chi aveva osato schierarsi per il Sì alla riforma della giustizia. Smaltiti gli spritz del post referendum gli ultrà che avevano chiesto pubblicamente la testa degli avversari si sono ritrovati sempre più isolati, e ieri arrivano esplicite prese di distanza anche dall'interno della magistratura. Ma le uscite di due personaggi di peso dentro l'Associazione nazionale magistrati come Francesco Agnino, giudice di Cassazione, e Luca Poniz, procuratore generale a Milano, raccontano bene come la netta vittoria del No abbia dato fiato all'ala "dura" delle correnti, decisa a utilizzare l'esito del referendum per cambiare i rapporti di forza dentro la magistratura e nei rapporti con la politica.

Agnino ha lanciato la sua invettiva contro i sostenitori del Sì, accusandoli di analfabetismo lessicale e giuridico, dalla sua stanza all'Ufficio Massimario della Cassazione: un ufficio che è da sempre trampolino di lancio per le carriere. E Agnino, attivista della corrente di sinistra Area, 52 anni, ha sicuramente margini di avanzamento consistenti: si vedrà col tempo se le asprezze del suo post agevoleranno il suo futuro professionale.

Ben diversa la situazione a Milano, dove a chiedere la testa degli avvocati che hanno guidato la campagna per il Sì è stato lo stesso magistrato che ha officiato i festeggiamenti sia all'interno del Palazzo di giustizia sia, poco dopo, in un bar assai trendy a ridosso dell'università Statale. A dire che "domani stesso ci si attenderebbe le dimissioni" dei vertici delle camere penali, colpevoli di una "campagna irresponsabile" è stato Luca Poniz, oggi sostituto procuratore generale a Milano, una vita in Magistratura democratica di cui ha scalato tutti i gradini fino a diventare nel 2019, sull'onda dello scandalo Palamara, presidente dell'Anm. Una presidenza durata poco, già l'anno dopo si deve dimettere per gli scontri interni con i centristi di Unicost: nel frattempo ha promesso la pulizia all'interno dell'Anm ma alla fine a venire cacciato è stato solo Palamara, e le decine di colleghi che pietivano da lui una nomina sono rimasti tutti nell'Associazione. Dopo le dimissioni Poniz torna a Milano dove torna a essere un punto di riferimento per i colleghi più tosti: fu lui, d'altronde, a guidare nel 2014 la rivolta in Procura contro l'allora capo Edmondo Bruti Liberati. Accanto a Poniz nella sollevazione c'era n giovane pm, Luca Gaglio, lunedì immortalato a brindare al suo fianco.

Da allora, Poniz non ha mai smesso di essere un punto di riferimento per l'ala più radicale delle toghe milanesi. Ma è una leadership che l'uscita contro gli avvocati potrebbe rendere traballante. Anche perché ieri arrivano prese di distanza nette. Luca Milani, segretario della sezione milanese Anm, dice che "Poniz ha parlato a titolo personale". E Sergio Rossetti, milanese ai vertici dell'Anm nazionale, chiede che si torni al dialogo, "ricucendo i rapporti sfibrati da una campagna elettorale dai toni accesi".