Gabbie anti-drone sui sottomarini: ecco come i russi proteggono la flotta del Mar Nero

Scritto il 05/07/2026
da Marco Pizzorno

Secondo l’intelligence britannica, immagini satellitari mostrano almeno tre sottomarini ormeggiati a Novorossijsk protetti da strutture reticolari contro gli attacchi dei droni.

Lo sviluppo delle capacità dei sistemi senza equipaggio sta modificando profondamente le dottrine di protezione delle infrastrutture militari. L’impiego sempre più esteso di droni aerei e navali nel teatro del Mar Nero ha imposto un aggiornamento delle misure difensive adottate dalla Federazione russa, che sta rafforzando la sicurezza delle proprie installazioni navali attraverso soluzioni passive destinate a ridurre la vulnerabilità delle unità ormeggiate. Le più recenti analisi basate su immagini satellitari indicano che tali contromisure interessano anche la principale base della Flotta del Mar Nero, trasferita a Novorossijsk.

Cosa sappiamo

Secondo una valutazione diffusa dal Ministero della Difesa del Regno Unito, elaborata sulla base di immagini satellitari acquisite nella prima metà di giugno, almeno tre sottomarini presenti nella base navale di Novorossijsk risultano dotati di strutture reticolari installate sopra la torre di comando. Tali dispositivi, già impiegati dalle forze armate russe come protezione contro gli attacchi condotti mediante droni, costituiscono una barriera fisica progettata per ridurre l’efficacia di munizioni circuitanti e velivoli senza equipaggio impiegati contro obiettivi statici.

L’adozione di queste protezioni rappresenta un ulteriore adattamento delle misure di sicurezza dopo il progressivo trasferimento di numerose unità della Flotta del Mar Nero dalla Crimea a Novorossijsk, conseguenza della maggiore esposizione delle basi navali agli attacchi condotti con piattaforme marittime senza equipaggio. In precedenza, la difesa del porto era stata rafforzata soprattutto mediante sbarramenti galleggianti e altri ostacoli destinati a contrastare i droni navali; la comparsa di coperture anti-drone sopra i sottomarini evidenzia ora un’estensione delle contromisure anche alla minaccia proveniente dall’ambiente aereo.

Le unità interessate appartengono alla famiglia dei sottomarini diesel-elettrici Progetto 877 «Paltus» e Progetto 636 «Varshavyanka», identificati dalla NATO come classe Kilo. Si tratta di piattaforme caratterizzate da una ridotta segnatura acustica, dotate di sei tubi lanciasiluri da 533 millimetri, capacità di impiego di mine navali e possibilità di lanciare missili da crociera Kalibr-PL contro obiettivi terrestri e navali, caratteristiche che conferiscono loro un ruolo strategico nelle operazioni nel bacino del Mar Nero.

La minaccia dei droni impone nuove contromisure

L’installazione di queste protezioni conferma come la sempre maggiore efficacia dei droni nel colpire infrastrutture e piattaforme militari, anche a notevole distanza dalla linea del fronte, stia imponendo un rapido adeguamento delle misure difensive. Gli attacchi condotti negli ultimi mesi hanno dimostrato la capacità dei sistemi senza equipaggio di raggiungere basi militari, impianti energetici e centri logistici situati in profondità rispetto alle aree di combattimento. In questo contesto, anche alcuni sistemi di difesa aerea schierati a protezione di obiettivi strategici sono stati dotati di analoghe strutture reticolari per aumentarne la sopravvivenza contro attacchi dall’alto.

Nel frattempo, il settore industriale della difesa continua a sviluppare nuove soluzioni dedicate alla ricognizione tattica. La società norvegese STORM Vanguard e l’americana Teledyne FLIR Defense hanno annunciato l’integrazione del sistema Black Recon nella piattaforma modulare RADS (Rapid Adapt and Deploy System), presentata durante il salone internazionale Eurosatory.

Il sistema Black Recon consente il lancio, il controllo e il recupero di un massimo di tre microdroni da postazioni fisse o da mezzi in movimento. I velivoli impiegati, progettati specificamente per questa architettura e distinti dai più noti Black Hornet, pesano meno di 450 grammi, possono operare in modalità autonoma e dispongono di un’autonomia dichiarata fino a 60 minuti. La modularità del sistema RADS ne consente l’installazione su un’ampia gamma di piattaforme, tra cui veicoli tattici leggeri, mezzi cingolati senza equipaggio, imbarcazioni, droni navali, motoslitte e altri vettori terrestri o marittimi, senza richiedere modifiche strutturali significative

La tecnologia ridisegna il campo di battaglia

L’incremento delle capacità offensive dei sistemi senza equipaggio sta modificando l’equilibrio tra strumenti di attacco e difesa, imponendo un costante aggiornamento delle architetture di protezione adottate dalle forze armate. L’introduzione di schermature fisiche sulle piattaforme navali, l’impiego di ostacoli dedicati contro i droni marittimi e lo sviluppo di sistemi modulari per la ricognizione rappresentano alcune delle manifestazioni più evidenti della trasformazione tecnologica in atto.

La diffusione sempre più ampia di droni aerei, navali e terrestri, unita alla capacità di integrarli in reti operative sempre più complesse, conferma come la protezione delle infrastrutture strategiche e delle principali piattaforme militari sia destinata a diventare uno degli elementi centrali delle moderne operazioni multidominio.