AGI - La Corte d'Appello di Firenze ha condannato una donna di 31 anni a risarcire 20mila euro a testa a due rappresentanti dell''Associazione giovani musulmane d'Italia di Crema' per averle offese con frasi come "queste persone si meriterebbero ben peggio dell'essere definite maiali" e "imbecilli che buttano via la propria dignità in nome di Allah".
Il verdetto
La sentenza conferma le statuizioni civili già stabilite in primo grado mentre la condanna a nove mesi di reclusione inflitta dal giudice nel primo giudizio per diffamazione aggravata e vilipendio della religione è stata dichiarata estinta per prescrizione visto che i fatti risalgono al maggio del 2015.
L'antefatto alla vicenda, come ricostruito nelle motivazioni alla sentenza di primo grado visionate dall'AGI, era stato il post di un cittadino simpatizzante leghista che aveva scritto parole di apprezzamento sui social per un'iniziativa organizzata il 3 maggio 2015 dalle due giovani di fede islamica di incontrare la comunità locale per parlare di temi 'divisivi' come la moschea e il burqa.
In risposta a questo giudizio benevolo, la trentenne, definendosi "elettrice della Lega', aveva contestato le affermazioni dell'interlocutore scrivendo che "La Lega non apre ai porci musulmani'. Tra i post evidenziati nella sentenza di primo grado anche quello in cui l'imputata scriveva: "Sono orgogliosa del mio rozzo commento in una discussione con 4 lobotomizzate musulmane. Mi ci pulisco il c...me ne vanto (chiaro e implicito il riferimento al velo')".
"È stata respinta l'idea che i musulmani possano essere dileggiati e umiliati, anche e proprio a causa della loro fede religiosa. La sentenza della Corte d'Appello, che ha confermato la precedente condanna del Tribunale di Firenze ha ribadito un principio fondamentale: l'essere musulmani, portare il velo, affermare la propria identità religiosa corrisponde a un diritto costituzionale e nessuno può sacrificarlo in nome della politica e della propaganda - afferma Luca Bauccio, legale delle parti civili -.Le mie assistite sono soddisfatte e si sentono ripagate della gogna social che la giovane leghista aveva riservato loro per il solo fatto di portare il velo e di cercare il dialogo. Ritengo preziosa la conferma della condanna oltre che per diffamazione anche per vilipendio della religione musulmana: in uno stato di diritto e liberale non ci sono confessioni di serie A e altre di serie B. L'umanizzazione dell'altro inizia da questi basilari riconoscimenti".

