Uno sguardo per morire. Il primo suicidio assistito comandato con gli occhi

Scritto il 26/03/2026
da Maria Sorbi

Libera, affetta da sclerosi multipla, aveva 55 anni. Come funziona il dispositivo sviluppato dal Cnr

Libera, 55enne toscana affetta da sclerosi multipla, è morta ieri a casa sua.

Lo ha fatto strizzando gli occhi: così è riuscita a dare il comando al macchinario per l'autosomministrazione del farmaco letale. In realtà la sua agonia è durata ben più di un battito di ciglia. Dopo aver ottenuto l'autorizzazione del Tribunale di Firenze, Libera ha dovuto aspettare ancora: il macchinario con comando oculare realizzato dal Cnr (utilizzato per la prima volta) è arrivato a settembre e le ha permesso di superare l'ostacolo della tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso il clic al pulsante per azionare l'iniezione letale. In alternativa una persona esterna avrebbe dovuto somministrarle il farmaco, in quella che sarebbe stata tecnicamente una forma di eutanasia, che al momento in Italia è illegale. La differenza tra suicidio assistito e eutanasia è proprio questa: nel primo caso il paziente si somministra da solo il farmaco, mentre nel secondo lo somministra una persona esterna. Questa differenza aveva fatto finire il caso di Libera davanti alla Corte costituzionale. Nel 2024 la donna aveva chiesto alla sua Asl di accedere al suicidio assistito sulla base della sentenza della Corte costituzionale del 2019, quella che l'ha reso legale in Italia (dopo la verifica di alcuni requisiti). Nonostante fosse stata ritenuta idonea, la sua paralisi le impediva di somministrarsi il farmaco da sola.

Si tratta della 14ma persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana seguita dall'associazione Luca Coscioni. "Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto" ha detto Libera nel messaggio affidato all'associazione. Un'eredità enorme per i mesi che verranno. "Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura - è il messaggio di Libera - ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un'attesa, allora avrà avuto senso". Questa "non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata". "A Libera va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri" sottolineano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell'associazione Luca Coscioni. "Non giudico il singolo episodio - interviene il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi - La morte è un mistero così grande che va rispettato come vanno rispettate le scelte personali. Dobbiamo aiutare le persone con dignità e speranza. Questo significa investire risorse verso l'accompagnamento alle persone che stanno male".