Dal trapianto di pelle alla chirurgia rigenerativa: le tecniche per i curare i ragazzi ustionati al Crans-Montana

Scritto il 05/01/2026
da Redazione web

Alessio Caggiati, già primario di Chirurgia plastica Idi Irccs e docente alla Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell'Università Cattolica di Roma, spiega quali sono le strade possibili e come cambiano in base al grado delle ustioni

Una corsa contro il tempo per salvare la vita dei sei ragazzi italiani ricoverati in terapia intensiva dopo la strage di Crans-Montana, innanzitutto, ma non solo. Al Niguarda di Milano i medici sono impegnati a ridurre quanto più possibile l’estensione delle ustioni, a stabilizzare i pazienti e a prevenire il rischio di uno scompenso generale. In parallelo, però, si apre già ora un percorso lungo e complesso di cure per le conseguenze delle ustioni più gravi.

Sono in particolare tre le strade possibili su cui si dovrebbe basare il percorso di guarigione dei 14 italiani ricoverati (11 a Milano e 3 a Zurigo): espansione cutanea, chirurgia rigenerativa e trapianto di pelle. A descrivere le tecniche a disposizione dei medici per curare le ustioni più gravi è Alessio Caggiati, già primario Chirurgia plastica Idi Irccs e docente alla Scuola di specializzazione in Chirurgia Plastica dell'Università Cattolica di Roma.

"Se per chi è in pericolo di vita la priorità sono le cure di terapia intensiva - sottolinea - per gli altri, ovviamente, le terapie dipendono dal grado delle ustioni. Se quelle di primo grado o di secondo superficiali - peraltro più dolorose di quelle profonde che danneggiano le terminazioni nervose - guariscono facilmente, per quelle di secondo grado profonde e di terzo e quarto grado, la situazione è complessa".

Una prima strada per trattarle è la cosiddetta espansione cutanea, un intervento necessario per contrastare la riduzione della mobilità degli arti e delle dita conseguenti alle ustioni. "Consiste - spiega Caggiati - nell'inserire palloncini di silicone sotto la pelle sana, accanto alle zone ustionate, con la pelle prodotta in più che viene utilizzata per sostituire quella danneggiata. C'è poi la chirurgia rigenerativa, che si basa sul prelievo di cellule staminali dal tessuto adiposo del paziente, che vengono trapiantate sul tessuto cicatriziale per riconferirgli elasticità. Questa tecnica, anche per il suo rapporto favorevole tra costi e benefici, si sta diffondendo sempre di più. Nei casi più drammatici - aggiunge - può essere utile anche l'impiego di guaine che comprimono la pelle per restituirgli elasticità".

La terza strada è il tradizionale trapianto di pelle dallo stesso paziente. "Nel caso dei pazienti in terapia intensiva - continua Caggiati - si utilizza il trapianto di pelle artificiale o da cadavere, per ridurre temporaneamente la superficie ustionata: nel frattempo, quando il paziente sarà stabilizzato, si può valutare con calma il trapianto di pelle dal paziente stesso".