Tra le società italiane che potrebbero trarre i maggiori benefici dal pacchetto di riforme strutturali varato dal governo tedesco di Friedrich Merz c'è soprattutto MFE-MediaForEurope, che realizza oltre il 35% dei ricavi in Germania. Ma nella lista stilata da un report di Equita Sim figurano anche Pirelli, Piaggio, Unicredit, le Generali e Wiit, oltre a nomi come Campari e Ariston, De'Longhi e Brembo. L'effetto delle misure approvate da Berlino, infatti, potrebbe estendersi ben oltre i confini tedeschi, sostenendo le imprese di Piazza Affari più esposte alla prima economia europea.
Secondo gli analisti di Equita, l'impatto macroeconomico nel breve periodo sarà contenuto, ma il piano è destinato a migliorare il potenziale di crescita della Germania attraverso una combinazione di riduzione della pressione fiscale, riforma delle pensioni, maggiore flessibilità del mercato del lavoro e una significativa semplificazione burocratica.
Sul fronte fiscale sono previsti sgravi per circa 10 miliardi di euro dal 2027, concentrati sulle famiglie e sui redditi medio-bassi, con un beneficio stimato di circa 600 euro l'anno per una famiglia tipo. La riforma previdenziale introduce invece un graduale innalzamento dell'età pensionabile da 67 a 67,5 anni entro il 2041, limita i pensionamenti anticipati e istituisce un fondo pensione pubblico che investirà nei mercati finanziari una quota pari al 2% dei salari. A queste misure si aggiungono una maggiore flessibilità dei contratti a termine, minori rigidità nei licenziamenti dei lavoratori ad alto reddito e un ampio programma di deregolamentazione che punta a ridurre del 25% gli adempimenti amministrativi, introducendo il principio del silenzio-assenso e accelerando la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Per gli analisti il pacchetto rappresenta soprattutto un sostegno alla crescita potenziale, destinato a rafforzare produttività, investimenti e fiducia degli operatori economici. Da qui la selezione dei possibili vincitori italiani.
Nel comparto dei consumi figurano Campari (8% del fatturato in Germania), Piaggio (10%), Ariston Holding (18%), De' Longhi (10%) e Nexi (10%). Sul fronte industriale spiccano Brembo, che realizza circa il 20% del fatturato nel mercato tedesco, Pirelli, Stellantis, Interpump, Buzzi e Seco. Tra i nomi più interessanti emergono però proprio Mfe e Wiit. Per il gruppo televisivo la Germania rappresenta ormai il principale mercato dopo l'Italia grazie al controllo di ProSiebenSat.1. Un'economia più dinamica e consumi in ripresa potrebbero quindi tradursi in una crescita degli investimenti pubblicitari, tradizionalmente molto sensibili al ciclo economico. Quanto a Wiit, fattiva sul mercato dei servizi Cloud Computing per le imprese e forte di una presenza ormai prevalente in Germania dove genera oltre il 60% del fatturato, è invece tra le aziende meglio posizionate per cogliere gli effetti della spinta alla digitalizzazione e della semplificazione normativa prevista dal governo Merz.

