La Cina sta accelerando nella corsa allo Spazio con il chiaro obiettivo di ridurre il vantaggio degli Stati Uniti e costruire un'industria aerospaziale capace di competere con quella americana, oggi dominata da SpaceX. Nel momento in cui Donald Trump è tornato a rilanciare il primato degli Usa come pilastro della sua agenda, Pechino ha moltiplicato investimenti, startup e programmi tecnologici, puntando sia sul settore commerciale sia su quello militare. La competizione tra le due super potenze, adesso, non riguarda soltanto l'esplorazione spaziale ma anche comunicazioni, difesa, satelliti e controllo delle infrastrutture strategiche del futuro.
Lo sprint spaziale della Cina
Secondo l'analista Arnaud Bertrand, in un'analisi pubblicata sulla sua newsletter Substack, quanto sta accadendo in Cina sul fronte dello Spazio ricorda il boom del settore delle auto elettriche. Se Tesla ha contribuito indirettamente alla nascita e alla crescita dell'industria cinese dei veicoli elettrici, oggi SpaceX starebbe producendo un effetto simile nel comparto aerospaziale. Per Ellis Scherer, analista dell'Information Technology and Innovation Foundation, "tutto ciò che fa SpaceX rappresenta un indicatore per l'industria spaziale cinese".
Negli ultimi mesi, non a caso, diverse aziende hanno infatti raccolto finanziamenti record o avviato il percorso verso la quotazione in Borsa. LandSpace punta a raccogliere circa un miliardo di dollari attraverso il mercato STAR, iSpace ha ottenuto un round da oltre 5 miliardi di yuan per sviluppare il razzo riutilizzabile Hyperbola-3, mentre CAS Space e Space Pioneer hanno attirato nuovi capitali per rafforzare i rispettivi programmi. A queste si aggiunge GalaxySpace, impegnata nello sviluppo della costellazione di satelliti per Internet a bassa orbita.
La posta in gioco è tuttavia ancora più alta rispetto al mercato dell'auto: SpaceX, attraverso Starlink e Starshield, è diventata un'infrastruttura strategica per comunicazioni, lanci e difesa degli Stati Uniti. Ecco perché per la leadership cinese lasciare agli Usa un simile predominio significherebbe rinunciare a un settore decisivo per la propria autonomia strategica.
Pechino sfida Washington
Il Dragone continua ad inanellare progressi sostanziali. Come ha spiegato nel dettaglio il South China Morning Post, per esempio, la Cina ha testato con successo un nuovo motore satellitare da 750 newton sviluppato dalla China Academy of Aerospace Propulsion Technology, capace di funzionare continuativamente per oltre 14 ore durante le prove, superando ampiamente le circa sette ore previste per i principali propulsori oggi utilizzati negli Stati Uniti e in Europa.
Il motore è stato impiegato durante il lancio del satellite sperimentale Communications Technology Experiment Satellite 26A, effettuando cinque manovre di innalzamento orbitale. Secondo i media cinesi, la nuova tecnologia consentirà di ridurre di circa il 30% il tempo necessario per portare in orbita i satelliti più pesanti, aumentando al tempo stesso il carburante disponibile per la loro vita operativa e accelerando l'impiego di piattaforme per telecomunicazioni e difesa.
Il progetto rappresenta il punto di arrivo di un percorso iniziato negli anni Ottanta, quando gli embarghi occidentali impedirono alla Cina di acquistare tecnologie analoghe, costringendola a svilupparle autonomamente. Oggi Pechino guarda già alla prossima generazione di propulsori, con motori da 5.000 newton destinati ai futuri rimorchiatori spaziali e ai grandi veicoli orbitali. Siamo dunque di fronte all’ennesima sfida che rende la competizione tra Cina e Stati Uniti sempre più accesa.

