"Sono innocente, non sono colpevole". Con queste parole Nicolás Maduro esordisce davanti alla giustizia americana al tribunale di New York definendosi un "prigioniero di guerra". Il deposto leader venezuelano, rappresentato dall'avvocato Barry Pollack, che ha difeso a lungo il fondatore di Wikileaks Julian Assange, si è identificato in spagnolo, ha ribadito "sono ancora il presidente del mio Paese", precisando di essere stato "catturato nella mia casa".
Questa dichiarazione anticipa quella che probabilmente sarà una delle principali linee di difesa, ossia che il suo arresto notturno in un Paese straniero da parte delle forze statunitensi - un "rapimento militare" stando alle parole del suo legale abbia violato la legge. Non è la prima volta che un imputato solleva questa argomentazione: oltre trent'anni fa, Manuel Noriega accusò gli Usa di aver violato sia il diritto internazionale sia le garanzie del giusto processo invadendo Panama e arrestandolo all'estero. Ma non ebbe successo, poiché i tribunali si rifiutarono di considerare la legalità dell'invasione e si concentrarono solo sulle accuse contro Noriega.
Maduro, da parte sua, ha riferito di non aver visto la sua incriminazione prima di apparire in corte. "Ce l'ho in mano ora per la prima volta", ha spiegato, e al giudice che gli chiedeva se volesse una lettura, ha risposto tramite l'interprete: "Preferisco leggerla da solo". Secondo il resoconto dei media Usa, ha pure precisato di essere "una persona perbene". Come riporta la Cnn Maduro, con indosso le cuffiette probabilmente per la traduzione, visto che non parla inglese, si è seduto vicino al suo avvocato, il quale ha fatto sapere che ha "problemi di salute" e anche la moglie Cilia Flores ha dei problemi medici, forse una frattura in seguito all'operazione militare americana. Anche Flores confermando la sua identità ha affermato: "Sono la first lady del Venezuela e sono completamente innocente". La coppia non ha chiesto la libertà su cauzione per il momento. Peraltro è insolito che un imputato parli durante la prima udienza, poiché i difensori di solito avvertono i loro clienti che qualsiasi cosa dicano potrebbe essere usata contro di loro.
Il togato Alvin Hellerstein, aprendo l'udienza, ha sottolineato che il "mio lavoro è assicurare un processo giusto", quindi ha letto una versione breve dei capi di imputazione per narcotraffico e terrorismo mossi contro l'ex presidente. E ha ordinato la comparizione dei due imputati per il 17 marzo: secondo le fonti il 92enne togato gli ha concesso il tempo necessario per cercarsi un suo avvocato di fiducia. "Attualmente Maduro è a capo di un governo corrotto e illegittimo che, per decenni, ha usato il potere dello Stato per proteggere e promuovere attività illegali, tra cui il narcotraffico. Traffico che ha arricchito e consolidato la presa dell'élite politica e militare venezuelana", si legge ad esempio nell'atto d'accusa. In particolare lui e la moglie sono considerati responsabili di essersi alleati con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), che Washington considera un gruppo "terroristico", nonché con i cartelli criminali per "contrabbandare tonnellate di cocaina negli Stati Uniti".
L'ex leader di Caracas (con Flores) è stato trasferito ieri all'alba dal carcere Metropolitan Detention Center di Brooklyn in tribunale: le immagini diffuse dalle tv americane hanno mostrato il 63enne uscire ammanettato e scortato da agenti pesantemente armati con indosso una giacca beige, pantaloni rosa pallido e scarpe arancioni, poi è stato trasportato in elicottero vicino alla corte, e ha proseguito a bordo di un furgone blindato. Un centinaio di manifestanti si è radunato davanti al tribunale di New York per protestare contro la situazione in Venezuela: molti hanno sventolato bandiere del Paese latino americano e cartelli con le scritte "Liberate Nicolas Maduro e Cilia Flores ora" e "Usa, giù le mani dal Venezuela". Altri invece hanno ringraziato Trump per aver rimosso l'ex leader.

