Marines e paracadutisti: così Washington potrebbe prendere l’isola di Kharg

Scritto il 26/03/2026
da Valerio Chiapparino

In arrivo già domani nella regione oltre 2000 Marines. E Teheran si prepara a rispondere ad un possibile assalto a terminale energetico iraniano

Guerra e (incerti) tentativi di pace si alternano attorno all’Iran. Donald Trump ha fatto sapere di essere in contatto con la “persona giusta” a Teheran, forse Mohammad-Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano, e nuovo “uomo forte” del regime (il quale però ha smentito), mentre si intensificano gli sforzi diplomatici del Pakistan. Secondo la stampa Usa, il presidente americano avrebbe detto ai suoi consiglieri di voler concludere il conflitto contro la Repubblica Islamica entro le prossime settimane. Il problema, sottolinea il quotidiano finanziario, è che il tycoon non ha soluzioni facili per porre fine alla guerra e i negoziati di pace sono ancora in una fase iniziale.

A rendere ancora più confuso il quadro della situazione e la “nebbia della diplomazia” (così definito in un editoriale del Wall Street Journal), è il fatto che il capo della Casa Bianca nei giorni scorsi abbia deciso l’invio di truppe aggiuntive in Medio Oriente, preludio a quello che potrebbe essere un’operazione tra le più audaci e pericolose per le forze Usa: la presa dell’isola di Kharg, il “gioiello della corona” iraniano nel Golfo Persico da dove transita il 90% del petrolio del regime degli ayatollah. Una mossa che l’amministrazione Trump starebbe valutando per esercitare una maggiore pressione su Teheran qualora la guerra dovesse intensificarsi e per costringere la Repubblica islamica a riaprire lo Stretto di Hormuz.

Il Financial Times prova ad immaginare come si svolgerebbe l’assalto all’isola di Kharg mettendo in evidenza come, a prescindere dall’obiettivo prefissato, l’invio sul terreno di soldati americani rappresenterebbe un’escalation enorme che non solo esporrebbe le forze Usa a perdite umane ma che potrebbe anche trascinare Washington in un conflitto senza fine.

Centrale per l’occupazione di Kharg sarebbe il ruolo dei Marines, il cui dispiegamento è stato deciso da Washington nelle scorse settimane. Due le unità di spedizione dei Marines (Meu) inviate nella regione, ciascuna con circa 2200 Marines. La prima, la 31esima Meu, è in viaggio dal Giappone a bordo della nave d’assalto anfibia USS Tripoli e dovrebbe arrivare nell’area già domani. La seconda, l’11esima Meu, è a bordo della USS Boxer. La nave da guerra assieme ad altre due unità è in viaggio dalla California e dovrebbe arrivare a destinazione tra massimo quattro settimane. A ciò si aggiunge poi lo schieramento di migliaia di soldati dell’82esima Divisione Aviotrasportata, la divisione di paracadutisti d’élite dell’esercito statunitense.

Ogni Meu dispone di un battaglione di fanteria, truppe aeree e un battaglione di logistica da combattimento. Sia la USS Tripoli che la USS Boxer sono equipaggiate con velivoli V-22 Osprey (la Boxer sarebbe dotata anche di caccia stealth F-35 e mezzi da sbarco che possono trasportare truppe e attrezzature a terra). Ufficiali militari statunitensi riferiscono al Financial Times che una sola Marine Expeditionary Unit sarebbe sufficiente per conquistare e mantenere il controllo dell’isola. “È per questo che esistono i Marines”, affermano gli esperti consultati dal quotidiano britannico aggiungendo che i militari agirebbero comunque “sotto pressione e sotto attacco”.

Kharg ha una superficie pari a circa un terzo di Manhattan ed è situata a 15 miglia dalla costa continentale iraniana, alla portata dunque dei missili, dei droni e dell’artiglieria del regime islamico. Gli Stati Uniti hanno lanciato un primo attacco dall’alto già un paio di settimane fa colpendo oltre 90 obiettivi, tra cui depositi di mine navali e bunker missilistici. Questi primi raid potrebbero già rappresentare la fase iniziale dell’operazione per la conquista dell’isola volta a preparare il campo di battaglia.

Il D-Day a Kharg potrebbe avvenire attraverso uno sbarco via mare o via aria. La USS Tripoli, la prima ad arrivare nella regione, sarebbe la piattaforma più probabile per un assalto aereo. Le truppe verrebbero trasportate sull’isola a bordo dei velivoli V-22. Via mare, Marines e attrezzature militari (tra cui veicoli blindati, artiglieria, lanciarazzi e sistemi di difesa aerea) verrebbero trasferiti a terra attraverso mezzi da sbarco. “Costruiranno una testa di ponte e poi si muoveranno attraverso l’isola”, spiegano gli esperti.

Prima dello sbarco le navi dovrebbero però superare la difficile fase dell’avvicinamento all’isola, incluso l’attraversamento dello Stretto di Hormuz, il quale potrebbe essere già minato e richiedere quindi una lunga operazione di “bonifica navale”, probabilmente sotto il fuoco iraniano. In alternativa, le navi Usa potrebbero rimanere fuori dal Golfo e le forze di sbarco potrebbero essere trasportate solo per via aerea. Uno scenario a cui la 31esima Meu sarebbe particolarmente pronta avendo effettuato esercitazioni di assalto a distanze nave-costa simili a quelle richieste da una possibile operazione a Kharg.

Un’altra ipotesi è che le forze statunitensi vengano schierate da un’area sulla terraferma. Oltre a capacità di rifornimento e di logistica, ciò richiederebbe basi, accesso e diritti di sorvolo da parte dei vicini Stati del Golfo o dalla Giordania. In tal caso, il via libera dei Paesi interessati non sarebbe scontato, considerate le preoccupazioni delle autorità della regione per un inasprimento delle rappresaglie iraniane.

Il dispiegamento da parte del Pentagono dei paracadutisti dell’82esima Divisione Aviotrasportata potrebbe aprire la strada ad un’altra opzione. Gli analisti ipotizzano infatti lo schieramento dei soldati dell’unità d’élite dell’esercito Usa direttamente sull’obiettivo al fine di conquistare il territorio e mantenerne il controllo prima dell’arrivo di Marines. Ad ogni modo, Seth Krummrich, l’ex capo del comando responsabile delle operazioni speciali in Medio Oriente, sostiene che l’obiettivo della missione Usa sarebbe quella di “colpire e conquistare il territorio, e farlo il più rapidamente possibile”. “La velocità è fondamentale”, prosegue il militare, “perché non si vuole finire in zone esposte. Bisogna rimanere il più vicino possibile alle infrastrutture petrolifere”. Un’alternativa alla presa di Kharg potrebbe infine consistere nell’occupazione Usa di altre isole strategiche nello Stretto (Larek, Qeshm e Hormuz).

La Cnn riporta che Teheran ha già cominciato a prepararsi all’operazione Usa sull’isola di Kharg predisponendo trappole, tra cui mine antiuomo e anticarro (anche lungo la costa dove le truppe Usa potrebbero effettuare uno sbarco anfibio), e spostando in loco ulteriore personale militare e sistemi di difesa aerea. James Stavridis, ex Comandante Supremo delle forze alleate della Nato, afferma che “gli iraniani sono astuti e spietati. Faranno tutto il possibile per infliggere il massimo numero di perdite alle forze statunitensi”.