In Ucraina non c'è pace, non c'è tregua e qualsiasi possibile soluzione al conflitto sembra sempre più lontana. E anzi, problemi e polemiche continuano a crescere, la guerra torna di nuovo a sconfinare in territorio Nato, segno tangibile che anche lontano da i riflettori nulla sta cambiando sul campo e i rischi restano altissimi. Colpa, anche, di due droni uno dei quali si è schiantato in Lettonia mentre l'altro ha colpito la ciminiera di una centrale elettrica in Estonia. Entrambi provenienti dal territorio russo ma lanciati dagli ucraini e probabilmente deviati dai sistemi di disturbo elettronico russi. Mentre è ancora caos diplomatico, il Cremlino alza il livello delle sue minacce arrivando anche al Giappone e Kiev mette a segno colpi importanti contro le infrastrutture petrolifere russe già in crisi.
I due droni che hanno fatto scattare l'allarme in Europa facevano parte dello sciame che ha colpito obiettivi nel Nord-Ovest della Russia. Fonti ufficiali dei governi di Lituabia ed Estonia hanno di fatto assolto Kiev, per la non volontà di colpire i loro territori. In Estonia colpita senza provocare danni la ciminiera della centrale elettrica di Auvere, nella regione orientale di Ida-Viruna. Dopo una riunione di emergenza del governo, l'allarme è definitivamente rientrato. L'altro drone, era entrato nello spazio aereo lettone dalla Bielorussia per poi virare velocemente sulla Russia. Mentre Mosca continua a colpire obiettivi civili contro le città in Ucraina, Kiev ha lanciato numerosi attacchi con quasi 400 droni contro la Russia durante la notte, prendendo di mira in particolare l'importante porto di Ust-Luga (nella foto) nel Golfo di Finlandia, creando gravissimi danni a un settore, quello petrolifero russo, in enorome crisi. Si stima che circa il 40% della produzione sia al momento bloccato andando a incider non poco su un'economia di guerra già vicina al collasso.
Anche alla Russia quindi servirebbe chiudere in fretta il conflitto. Donald Trump ha detto che vorrebbe che Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin trovassero un accordo prima delle elezioni di midterm di novembre dicendo che "siamo vicini", ma ammettendo anche che "lo dice spesso" e "l'odio non è un buon presupposto per concludere accordi". Lo stesso Trump che sarà a Pechino il 14 e 15 maggio per un vertice chiave con il leader cinese Xi Jinping. Ma il Cremlino, prende le distanze da una possibile pace e anzi attacca. Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov dice che "il testo dell'accordo per la risoluzione del conflitto in Ucraina non è ancora stato preparato né concordato con la parte russa". Mentre la solita sguaiata Maria Zakharova, non paga delle minacce sparse qua e là per tutti, Italia inclusa, se la prende pure con il Giappone. "Qualsiasi tentativo da parte della leadership giapponese di avviare consegne di armi letali ed equipaggiamento militare al regime di Kiev sarà considerato dalla Federazione Russa come un'azione ostile cui seguiranno dure misure di ritorsione". E dopo più di quattro anni, siamo ancora punto e a capo.

