Il sindaco aveva già anticipato il semaforo verde. Dopo che il Garante del Comune aveva dato il via libera al referendum contro i divieti di accesso in Area B e C a moto e ciclomotori a due tempi e a gasolio Euro 2 e 3 e a benzina a quattro tempi Euro 0, 1 e 2 i dal primo ottobre, il Pd non poteva permettersi di lasciare un tema così ghiotto al centrodestra durante la campagna elettorale. E ieri la giunta ha approvato un'altra proroga di un anno, al primo ottobre 2027, quando comunque vada sarà in carica un altro sindaco. La scelta, spiega una nota, «è scaturita dall'analisi del parco circolante che ha subìto sostanziali variazioni rispetto alle previsioni originarie. In base a una rilevazione recente, le moto rappresentano il 20,3% di tutti i mezzi ma la maggior parte ha una classe tecnologica recente, tra cui una quota significativa di elettrici. Complessivamente contribuiranno per il 2026 alle emissioni da trasporto stradale di PM10 e di NOx per valori stimati rispettivamente nel 2% e nell'1%». Appunto. Non serviva la scure del referendum per fare un passo indietro. La giunta ha accolto la richiesta del Municipio 9 (e le proteste dei residenti) e ha deciso che nella Ztl Isola «di prossima attivazione» (in primavera) le moto potranno circolare e sostare. Il rinvio dei divieti in Area B e C «è un risultato politico concreto, frutto del lavoro della Lega e delle battaglie portate avanti in aula - afferma il segretario provinciale Samuele Piscina -. Per mesi abbiamo contrastato un provvedimento ideologico, scollegato dalla realtà e inefficace. Ora Sala proroghi di un anno anche l'accesso alle moto nella Ztl Quadrilatero, frutto di un accordo in sede di Bilancio». Per il capogruppo FdI Riccardo Truppo che ha lanciato il referendum con il comitato di motociclisti «Divieto» il rinvio non basta: «Continuiamo a raccogliere firme», oggi e nel weekend alla Fiera di Novegro, «vogliamo la revoca definitiva. Sala una volta tanto riconosca che l'opposizione aveva ragione. Lo stop avrebbe fermato 90mila moto in città, 260mila in tutta la provincia».
E scatta un altro ritocco della tassa di soggiorno, che passa da 10 a 12 euro (a persona e a notte) negli hotel a 5 stelle o extralusso, rimane ferma a 10 euro nei 4 stelle e scende da 7,4 euro a 7 nei 3 stelle, da 5 a 4 nei 2 stelle e da 4 a 3 euro negli alberghi a una stella. Chi soggiorna in alloggi per vacanze e affitti brevi, «modello AirBnb», nessuno sconto: l'imposta era salita a 9,5 euro a gennaio e a questo punto c'è uno scarto ancora più ampio con i 2 stelle (5,5 euro in più) e resta la differenza minima di 50 centesimi rispetto a un 4 stelle. Il country manager Italia di AirbnB Matteo Sarzana due giorni fa aveva definito «assolutamente iniqui» gli aumenti applicati dal Comune a partire da gennaio a Milano, sulla base del DL Anticipi del governo che concedeva alle città distanti fino a 30 km dai siti olimpici, un ritocco dell'imposta «fino a un massimo di 5 euro». «A Milano - afferma Sarzana - chi affitta un monolocale o un bilocale è stato equiparato a un albergo di lusso. L'auspicio è che a fine marzo si torni alla normalità». Ora il Comune ha recepito anche la deroga concessa dalla Finanziaria a tutte le città («fino a 2 euro»), sempre per l'anno olimpico. Per il 2026 la giunta conta di incassare 179 milioni di euro, quasi 70 in più rispetto ai 110 milioni del 2025. «Con questa revisione - spiega l'assessore al Turismo Martina Riva, che ha cofirmato la delibera con Emmanuel Conte (Bilancio) - rendiamo il sistema più equo e coerente con il principio di progressività, alleggerendo il carico sui turisti che scelgono strutture a 1, 2 e 3 stelle. É però un intervento parziale. Oggi Milano non dispone degli stessi margini normativi riconosciuti a grandi città come Roma, Firenze e Venezia, che possono applicare tetti massimi più elevati e quindi modulare l'imposta con più flessibilità. Negli ultimi 10 anni Milano ha raddoppiato i turisti, sostenendo costi crescenti per pulizia, sicurezza, trasporti. É difficile comprendere perché non ci vengano riconosciuti strumenti analoghi. Continueremo a chiedere al Governo un adeguamento normativo che consenta anche a Milano di gestire l'imposta con strumenti più coerenti con il suo ruolo internazionale e le responsabilità che ne derivano».

