È sul terreno dell'economia reale, più che su quello della polemica politica, che Matteo Salvini sceglie di giocare la sua partita nelle ore più delicate per famiglie e imprese italiane. L'impennata dei costi energetici, legata alle tensioni internazionali e al rischio di nuove strozzature nelle forniture, riporta al centro dell'agenda il tema delle bollette e dei carburanti, con il vicepremier che lavora insieme al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a una serie di soluzioni concrete per attenuare l'impatto sugli italiani. Un'iniziativa che si intreccia con la kermesse milanese di sabato prossimo dove il gruppo dei Patrioti europei squadernerà le proprie idee per un Continente diverso e meno prono al wokismo e ai suoi fanatismi green.
L'idea allo studio è quella di congelare gli aumenti di luce, gas e carburanti ai livelli precedenti alla crisi iraniana, estendendo la misura per tutto il 2026. "La situazione economica per milioni di italiani rischia di diventare sempre più complicata", ha spiegato Salvini, chiarendo come l'obiettivo sia quello di dare certezze in una fase segnata da forte volatilità. Un intervento che richiama, per dimensioni e ambizione, quanto già fatto durante la crisi energetica del 2022-2023, quando lo Stato intervenne con risorse imponenti per contenere l'impatto della guerra in Ucraina.
Oggi però il quadro è ancora più complesso. La fattura energetica italiana, dopo un 2025 in leggero calo a 53,5 miliardi, rischia di tornare a salire proprio a causa del rialzo delle quotazioni internazionali. Il petrolio viaggia su livelli elevati, mentre il gas resta esposto a una volatilità che rende difficile ogni previsione. Intervenire per bloccare gli aumenti, però, significa mettere in campo risorse rilevanti.
È qui che si inserisce il confronto con l'Europa. Salvini non nasconde la necessità di maggiore flessibilità. "Se si può derogare tutti insieme al Patto di stabilità, bene così. Altrimenti saremo costretti a procedere da soli", ha detto, ricordando come altri Paesi abbiano già superato i limiti fissati da Bruxelles. Il riferimento è al tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, su cui l'Italia si è mantenuta finora in linea, a differenza di economie come quella francese. "Va bene essere i bravi studenti, ma se c'è un problema in corso va affrontato", è il ragionamento del leader leghista.
Dal canto suo, Giorgetti mantiene una linea di prudenza, consapevole che ogni intervento dovrà comunque fare i conti con margini di bilancio ridotti e con un debito sotto osservazione. La disponibilità a ragionare sulle misure c'è, ma resta vincolata alla tenuta dei conti pubblici. Un equilibrio non semplice da trovare, soprattutto in una fase in cui lo shock energetico rischia di incidere anche sulla crescita, riducendo il Pil e quindi le entrate fiscali. Un altro nodo riguarda il possibile coinvolgimento delle grandi aziende del settore energetico. Salvini ha parlato della necessità di un contributo da parte di chi ha beneficiato degli extraprofitti legati all'aumento dei prezzi, pur sapendo che si tratta di una leva con margini limitati. Parallelamente resta sul tavolo il tema delle accise, già ridotte con uno stanziamento di circa un miliardo, che il governo punta a prorogare per evitare ulteriori e pregiudizievoli rincari alla pompa.
Il quadro complessivo è quello di una manovra complessa, in cui ogni scelta ha implicazioni rilevanti. Intervenire sui prezzi significa alleggerire il carico su famiglie e imprese, ma comporta costi immediati per lo Stato. Non intervenire, al contrario, rischia di comprimere consumi e produzione, con effetti negativi sull'intero sistema.
In questo scenario si inserisce anche l'iniziativa politica della Lega, con la manifestazione di Milano che farà da sfondo a una battaglia più ampia. Salvini parla apertamente della "necessità di superare regole che rischiano di impoverire cittadini e imprese", rilanciando un messaggio che punta a ottenere maggiore autonomia nelle scelte di politica economica.

