Bruxelles colpisce ancora e l'Italia resta con l'amaro in bocca. La scelta di Lille come sede della nuova Autorità europea per le dogane (Eca) arriva al termine di una giornata al cardiopalma che ha visto Roma giocarsi la partita fino all'ultimo voto, in un testa a testa inaspettato con la città francese. Una corsa combattuta, che dimostra come la candidatura italiana fosse solida e sostenuta da un lavoro diplomatico serio e da un impegno concreto del governo nelle politiche europee.
Per tutta la mattinata a Palazzo Chigi e nei ministeri si è respirato un cauto ottimismo: "Roma è in finalissima", spiegava il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, convinto che l'assegnazione sarebbe stata "un buon segnale per il mondo produttivo". Alla fine, però, a prevalere è stata Lille, soprattutto grazie al voto degli Stati membri, confermando una dinamica che a Bruxelles si ripete con una certa regolarità.
Ancora una volta l'asse franco-tedesco ha mostrato tutta la sua capacità di orientare gli equilibri europei. Non è un caso che la scelta venga letta in molti ambienti come l'ennesimo segnale di un'Europa che fatica a riconoscere il ruolo di Roma anche quando si muove in modo responsabile e collaborativo sulle principali linee politiche della Commissione von der Leyen, nonostante due partiti della maggioranza italiana non sostengano la sua coalizione. Il presidente Emmanuel Macron ha parlato di "orgoglio per la Francia" , rivendicando il risultato politico e simbolico ottenuto da Parigi. Ma proprio questo entusiasmo d'Oltralpe rende ancora più evidente come la partita delle agenzie europee resti spesso una questione di pesi politici più che di merito.

