"È normale che un giornalista contrattualizzato con il Servizio pubblico attacchi così deliberatamente l'azienda e una delle sue trasmissioni più prestigiose? È questo un comportamento in linea con i regolamenti e i codici deontologici della Rai?". Così il Movimento 5 Stelle parte ieri all'attacco frontale di Tommaso Cerno, chiedendo alla Rai di dichiarare incompatibile il direttore del Giornale con le trasmissioni televisive di cui è ospite. Colpa di Cerno: avere pubblicato sul Giornale la lista dei dossier realizzati da Gian Gaetano Bellavia, consulente di numerose Procure e collaboratori fisso e "fonte" di Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci. Per questo, con un attacco che insieme al direttore prende di mira l'intera storia di questo quotidiano, la componente grillina della commissione di Vigilanza Rai, Dolores Bevilacqua, chiede l'intervento contro Cerno dell'amministratore delegato della tv di Stato. Non è chiaro se si chieda la censura degli interventi di Cerno o la sua rimozione. La risposta di Cerno è affidata a un video in cui rifiuta "la censura al mio giornale, la censura al mio pensiero", perché la Rai "è degli italiani: sono gli italiani i proprietari della tv pubblica, sono gli italiani i titolari della Costituzione, della libertà di espressione". Accanto a Cerno, e contro il bavaglio invocato dalla Bevilacqua, scende in campo a stretto giro un lungo elenco di esponenti della maggioranza del governo e della maggioranza.
È la cronaca di una giornata che segna un brusco innalzamento della tensione sui rapporti tra politica, giustizia e informazione: al centro c'è il caso dell'indagine milanese sull'archivio parallelo custodito da Bellavia, dove affluivano dati riservati provenienti dalle Procure che utilizzavano i servizi del commercialista siciliano, ma che restavano poi nelle sue mani. Nell'elenco pubblicato l'altro ieri dal Giornale compaiono i nomi dei 19 magistrati che affidavano gli incarichi a Bellavia, e dei 104 intestatari dei suoi dossier: molti dei quali poi oggetto delle attenzioni di Report. Davanti a queste rivelazioni la Bevilacqua difende Ranucci e attacca Cerno: "Fa sorridere, se non fosse grave, che proprio lui accusi Report di dossieraggio, quando ci sono state audizioni e audit interni che hanno escluso e smentito questo tipo di pratiche. Lo dice chi dirige un giornale che nella storia recente è diventato sinonimo di dossieraggi, dal metodo Boffo in poi". Non potendo chiedere la chiusura del Giornale, la parlamentare chiede la testa di Cerno alla Rai.
Replica Cerno: "Quella di abbiamo riuscito (citazione di un famoso strafalcione della deputata, ndr) Dolores Bevilacqua del Movimento Cinque Stelle, viene mandata avanti per rimettere il bavaglio al Giornale e attacca me, Tommaso Cerno, perché io avrei fatto una campagna contro Ranucci, che ha fatto intere conferenze stampa contro di me e contro il mio giornale su cose inesistenti, ma è liberissimo di farle, perché in questo Paese fortunatamente non c'è Telemaduro e non si va nelle dittature ma nella libertà di espressione, quindi Ranucci può dire quello che vuole". Per il direttore del Giornale, il fuoco del Movimento 5 Stelle grillino è anche un modo "per non rispondere alle dieci domande che da giorni il Giornale pone sulla partecipazione dei suoi parlamentari agli incontri pubblici con Hannoun, in carcere per avere finanziato Hamas".
Intanto Ranucci affida la sua verità ad un lungo post su Facebook in cui dice ciò che il Giornale ha scritto dal primo giorno: nell'inchiesta milanese, Bellavia figura come parte offesa. Ammette che Bellavia utilizzava per Report le carte del suo gigantesco archivio, ma dice che i documenti, che lo stesso Bellavia considerava delicatissimi, sarebbero semplici "visure camerali catastali bilanci anche molto complessi". Poi attacca frontalmente il "Giornale di Angelucci".

