Il M5S attacca Cerno e il Giornale dopo lo scoop su Report e sul dossieraggio. Il centrodestra: "No al bavaglio dai valletti di Chavez e Maduro"

Scritto il 05/01/2026
da Filippo Jacopo Carpani

La grillina Bevilacqua contro il direttore del Giornale. Da Salvini a Santanché, da Gasparri a Donzelli, fino a Delmastro e Gelmini, la maggioranza fa quadrato: "Libertà di stampa non a senso unico"

Alla sinistra la libertà di stampa esercitata dai giornali di destra proprio non va giù. E questa volta, ad essere finto nel mirino è il direttore del Giornale Tommaso Cerno. "È normale che un giornalista che lavora in Rai, anche se da esterno, utilizzi il giornale che dirige per attaccare e delegittimare un collega dal servizio pubblico? È accettabile che Tommaso Cerno conduca una campagna contro Sigfrido Ranucci usando il proprio ruolo editoriale come arma? È questo il contributo che Tommaso Cerno dà alla Rai? Colpire Ranucci significa colpire Report e quindi la stessa Rai", ha tuonato Dolores Bevilacqua, esponente del Movimento 5 stelle in commissione Vigilanza Rai. "È davvero compatibile con il codice deontologico usare una testata per screditare un collega che nello stesso servizio opera pubblico? La domanda è semplice: questo comportamento è consentito oppure no? Perché se lo è, allora smettiamo di parlare di etica, conflitto di interessi e responsabilità verso i cittadini che finanziano la Rai".

La risposta del direttore non si è fatta attendere. "Quella di 'abbiamo riuscito' viene mandata avanti per mettere il bavaglio al Giornale e attaccare me, perché avrei fatto una campagna contro Ranucci, che ha fatto conferenze stampa contro di me e contro il mio giornale su cose inesistenti, ma è liberissimo di farle, perché In questo Paese fortunatamente non c'è Telemaduro e non si va nelle dittature ma nella libertà di espressione, quindi Ranucci può dire quello che vuole", la replica di Cerno, in un video pubblicato sul sito di questa testata. "Che cosa ha fatto Il Giornale? Ha pubblicato in esclusiva l'elenco dei nomi di magistrati, politici, imprenditori, magnati italiani che sono stati dossierati da un consulente di Report. Quindi che cosa mi aspetto io? Non che mi venga chiesta la censura al mio giornale, la censura al mio pensiero, perché la Rai, cara Dolores Bevilacqua, 'abbiamo riuscito' di aver capito che è degli italiani: sono gli italiani i proprietari della tv pubblica, sono gli italiani i titolari della Costituzione, della libertà di espressione, non Maduro, non Gaza, non Hamas, non Teheran, non l'ayatollah, non la sharia. Il popolo italiano deciderà lui".

Poi, l'affondo contro tutto il Movimento. "Che cosa mi aspetto io? L'invito è al presidente Giuseppe Conte, che è un uomo che gli italiani li conosce bene, perché li ha guidati per due governi, uno con la Lega, uno col Pd, quindi li conosce proprio tutti, perché risponda alle domande sulla presenza dei suoi parlamentari nelle vicende con Hannoun e dica che qui il bavaglio non si puà mettere", ha affermato il direttore. "Perché qui sembra che la libertà di stampa, quando riguarda la sinistra, si va in piazza a manifestare a favore, quando riguarda qualcuno che sta antipatico, si va in piazza a manifestare contro. Qui sembra che le minacce, quando arrivano dalla tua parte, sono minacce, quando arrivano agli altri, o sei tui che le fai o non te ne frega niente. Telemaduro l'hanno tolta pure dal Venezuela, no, Dolores Bevilacqua? Più italiano e meno bavaglio".

Il centrodestra ha fatto immediatamente quadrato attorno a Cerno. "Solidarietà a @Tommasocerno, coraggioso direttore del Giornale, attaccato dal Movimento 5 Stelle per gli articoli su dossieraggi abusivi e consulenti di Report. La libertà di stampa va difesa sempre, anche se non piace alla sinistra accecata dall’odio", ha dichiarato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. "L'attacco della grillina Bevilacqua al direttore Cerno è l'ennesima prova - se mai ce ne fosse stato bisogno - che i pentastellati non hanno ben chiaro il concetto di libertà democratica", aggiunon i parlamentari della Lega in Vigilanza Rai Giorgio Maria Bergesio, Ingrid Bisa, Stefano Candiani, Elena Maccanti, Clotilde Minasi ed Elena Murelli, "Ci spiace per loro. Non siamo in una di quelle dittature comuniste - magari sudamericane - che loro difendono con tanto fervore. Men che meno in un regime dove si censura la stampa o si usa il dossieraggio come pratica normale e sistematica. Siamo in Italia: qui il diritto all'informazione, il diritto di avere un'opinione e di criticare sono sacrosanti e tutelati dalla Costituzione, così come la libertà di espressione e i diritti inviolabili della persona. Se ne facciano una ragione, si mettano l'anima in pace e lascino lavorare i professionisti".

"La mia solidarietà al direttore de Il Giornale, Cerno, censurato dopo lo scoop su Report e dossieraggio, da quei fan 5stelle di Putin, che non possono accettare una stampa non allineata", ha poi aggiunto il ministro Daniela Santanchè, "D’altra parte sono alleati con chi difende la libertà di stampa solo se di sinistra".

"Si chiama giornalismo di inchiesta e dovrebbe essere difeso sempre da chi si riempie la bocca con i principi della libertà di stampa, e poi la tutela solo a corrente alternata. Personaggi da avanspettacolo sproloquiano invocando il bavaglio nei confronti di giornalisti che fanno il proprio mestiere: il Movimento 5 Stelle, anziché chiedere censure di altri, si preoccupi di fare chiarezza per aver più volte strizzato l'occhio a Maduro o a personaggi vicini ad Hamas, come Mohammad Hannoun", ha affermato il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli.

"Solidarietà a Tommaso Cerno per le intemerate della Senatrice Bevilacqua che, con volto truce e digrignando i denti, invoca addirittura la censura", aggiunge Andrea Delmastro delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia e sottosegretario alla Giustizia, "La libertà di stampa è un valore non negoziabile e soprattutto non è come le palline dell'albero di Natale a corrente alternata. L'intemerata sfiora il ridicolo. Non è ridicolo, invece, l'indigesto doppio pesismo di chi in Italia invoca per i giornalisti amici addirittura l'insindacabilità e per quelli non allineati la censura. Sia chiaro: Ranucci non è un ayatollah dell'informazione e quindi rimane sindacabile, pur nel rispetto della libertà di stampa. Allo stesso modo Cerno non è un 'parià della informazione su cui far calare la censura per difendere l'insindacabilità degli ayatollah amici. Possiamo anche fare i disegnini agli epigoni della democrazia pentastellata: la libertà di stampa vale per tutti, tutti sono sindacabili e nessuno è censurabile. Nessun 'parià e nessun ayatollah del giornalismo italiano".

"La mia solidarietà al direttore Tommaso Cerno e a tutta la redazione del Giornale, diventati bersaglio di violenti attacchi da parte del Movimento Cinque Stelle", dice poi Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati e componente commissione Vigilanza Rai, "Quelli che urlavano 'onestà, onestà', invece di pretendere chiarezza su quanto sta emergendo, si indignano, prendono di mira la stampa e dimostrano, come se ancora ce ne fosse bisogno, che per loro la libertà di informazione e di espressione valgono a corrente alternata".

"Dal Movimento Cinque Stelle la solita intollerabile ipocrisia doppiopesista che questa volta si scaglia contro il direttore Cerno a cui va tutta la mia solidarietà", ha commentato Massimo Ruspandini, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera. "La libertà di informazione fa comodo ai grillini solo quando piace a loro. Le accuse a Cerno in merito allo scoop su Report sono davvero ignobili e la dicono lunga sul livello di democrazia concepito dal movimento fondato da Beppe Grillo. Davvero imbarazzante, oltre che preoccupante".

Dello stesso tenore le dichiarazioni del presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "I grillini frequentano più personaggi ambigui, finanziatori di Hamas come Hannoun o dittatori come Chavez, davanti ai quali andò una delegazione del Movimento 5 Stelle in ginocchio anni fa, che non la grammatica italiana. Ce lo dimostra Dolores Bevilacqua, celebre per i suoi strafalcioni televisivi, che cerca di intimidire Tommaso Cerno. Massima solidarietà al direttore de Il Giornale, che sta conducendo una coraggiosa campagna contro le bugie di Ranucci e di Report. Se Dolores Bevilacqua conoscesse la grammatica e la verità saprebbe che Ranucci è un diffusore seriale di fanfaluche. E si renderebbe conto che ha violato delle norme vigenti che impediscono di propagare fesserie attingendo a colloqui investigativi. Ma Bevilacqua non lo sa. Purtroppo, come direbbe lei, non ‘abbiamo riuscito’ a farle capire la differenza tra la verità e le bugie. Cerno non si farà intimidire, ma anzi intensificherà la battaglia di verità. L'oscurantismo grillino può andar bene per fare da lacchè ad Honnoun. Non certo per insegnare ad altri come si difende la libertà. Dai valletti di Chavez e Maduro c'è poco da imparare. Nemmeno la grammatica".

Ad aggiungere al coro di solidarietà anche il deputato di Fratelli d'Italia Francesco Filini, capogruppo in commissione vigilanza Rai, che ha tuonato: "Secondo il Movimento 5 Stelle Il Giornale deve essere censurato e il pensiero del suo direttore Tommaso Cerno imbavagliato. E per cosa? Per aver esercitato la libera informazione che tanto viene difesa nelle piazze quando fa comodo e additata come pericolosa quando va contro la propria linea personale? Tutto ciò è ridicolo. Facciamo presente al M5s che non funziona così e che nella nostra Nazione la libertà di stampa vale per tutti, per Cerno così come per Ranucci; è tutelata e difesa sempre e non a seconda delle circostanze. Rispondano, invece, alle domande rimaste inevase sugli incontri pubblici con Hannoun ai quali i parlamentari cinquestelle hanno partecipato. Gli italiani vogliono sapere la verità e non assistere a un continuo gridare allo scandalo quando colpisce gli interessi personali".

Intanto, i parlamentari di Forza Italia membri della Commissione parlamentare Antimafia hanno annunciato l'iniziativa di portare immediatamente il caso Bellavia all'attenzione degli organismi competenti. "Le notizie emerse sollevano interrogativi inquietanti che non possono essere minimizzati né archiviati come episodi marginali. Siamo di fronte al rischio concreto dell’esistenza di un sistema di dossieraggio opaco, alimentato da un intreccio improprio tra consulenze giudiziarie, gestione di materiali riservati e ambiti mediatici legati al servizio pubblico", hanno dichiarato. "È indispensabile fare piena luce su come siano stati raccolti, custoditi e utilizzati materiali provenienti da più Procure e su quali garanzie siano state violate. La tutela del segreto istruttorio, la credibilità della magistratura e l’imparzialità del servizio pubblico non sono principi negoziabili. Chiederemo che la vicenda venga immediatamente discussa in Ufficio di Presidenza e portata formalmente all’attenzione della Commissione Antimafia. Non si può tollerare alcuna zona grigia tra indagini giudiziarie e informazione televisiva, né l’uso distorto di dati sensibili per finalità di delegittimazione o denigrazione".