Il referendum sulla separazione delle carriere del prossimo marzo non è un referendum sul governo: questo è un concetto che da mesi il centrodestra ripete a chi cerca di strumentalizzare l’interrogazione popolare come leva contro l’esecutivo. Lo ha ribadito nelle ultime ore anche Arianna Meloni in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, sottolineando che “non è un voto su Giorgia Meloni, come qualcuno vorrebbe far passare”. Per quello bisognerà aspettare il termine naturale del mandato, nel 2027: “Fino a quel giorno continueremo a lavorare per gli italiani e per la nostra nazione, forti del mandato politico ricevuto. Quello che bisogna avere ben chiaro è che i governi passano, le riforme restano, e la riforma della giustizia è una grande riforma”.
Il capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia è netta nella sua dichiarazione e sgombera il campo dai dubbi posti da chi sogna di andare al voto entro il prossimo anno: l’esecutivo Meloni ha davanti a sé ancora un anno e mezzo di lavoro e intende svolgerlo tutto, al di là del risultato del referendum. “Non esiste possibilità di elezioni anticipate. Finché ci sarà il sostegno della maggioranza, che non è mai venuto meno, andremo avanti. Poi ci presenteremo agli elettori e chiederemo loro se vogliono proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso”, ha ribadito ancora Meloni. E qualunque sia il giudizio che emergerà dalle urne, unico strumento democratico valido per legittimare o delegittimare un governo, “abbiamo la coscienza pulita di chi ha fatto tutto solo per il bene degli italiani”.
Meloni al momento non guarda i sondaggi sulle proiezioni dell’andamento del voto per il referendum ma rivolge un appello agli elettori: “Non credete alle bugie di chi evoca cataclismi in caso di sì alla riforma, di chi ci accusa di voler rendere meno indipendente la magistratura quando è esattamente il contrario o chi addirittura si abbandona a gratuite volgarità anche offensive”. Il capo della segreteria di FdI si dice, inoltre, convinta che “i tantissimi magistrati che ogni giorno fanno il loro dovere sono con il Sì perché non dovranno più assecondare il capocorrente di turno per fare carriera, ma potranno confidare solo sulle loro capacità”. Meloni ribadisce che con la separazione delle carriere non solo si manterrà l’indipendenza della magistratura ma si andrà a scardinare quel sistema correntizio che finora l’ha influenzata. Sull’intervento del presidente del Consiglio nella campagna elettorale per il referendum, Arianna Meloni spiega di non sapere “come vorrà comunicare Giorgia, che è impegnata su tutti i fronti delle politiche di governo” ma come partito “saremo tra la gente a spiegare che non c’è nessun attacco alla libertà ma solo la voglia di rendere migliore il nostro sistema. Lo faremo sul territorio e con tante iniziative”.

