Alejandro Peña Esclusa è un dissidente politico venezuelano esiliato in Italia, già leader di "Fuerza solidaria", nel 2010 è stato arrestato da Chávez e rinchiuso senza processo nel famigerato carcere "El Helicoide" per aver denunciato tra i primi i legami del regime venezuelano con il narcotraffico. Lo abbiamo intervistato per Il Giornale.
Cosa ne pensa di chi in queste ore, in Italia e in Europa, sta manifestando a favore di Maduro mentre a Caracas i venezuelani festeggiano la liberazione dal dittatore?
"La sinistra funziona come una rete internazionale che ripete ovunque gli stessi slogan e le stesse menzogne. Chi difende Maduro sta proteggendo il capo del Cartello dei Soli, un'organizzazione di narcotrafficanti responsabile della distribuzione del 20% della cocaina consumata nell'emisfero occidentale, compresa quella consumata nelle strade italiane. Bisogna aver vissuto sotto il giogo della dittatura venezuelana per capire perché tutti nel nostro Paese festeggiano la cattura di Maduro. Chi manifesta a favore di Maduro in Italia dovrebbe chiedere ai due milioni di italiani che vivono nel mio Paese quali sono state le loro sofferenze sotto il giogo del regime venezuelano, così come agli italo-venezuelani che vivono in Italia e che guardano con orrore e disprezzo a queste manifestazioni".
Ha ascoltato le dichiarazioni degli esponenti della sinistra italiana in difesa di Maduro?
"È urgente indagare se alcuni esponenti della sinistra italiana abbiano ricevuto denaro dal regime venezuelano, ovvero dal Cartello dei Soli, poiché l'ex capo dei servizi segreti di Chávez e Maduro, il generale Hugo Carvajal, ha confessato davanti a un tribunale di New York, dove è in corso il processo a suo carico, che il regime venezuelano aveva finanziato gruppi politici in Italia, così come ha fatto in Spagna e in altri paesi europei".
Come risponderebbe perciò a chi in Italia sostiene il dittatore comunista?
"La sinistra italiana non ha l'autorità morale per criticare la cattura di Maduro perché per anni ha taciuto sulle più orribili violazioni dei diritti umani da parte del regime venezuelano".
Ieri si è svolta a Roma una manifestazione a sostegno di Maduro a cui hanno partecipato la sinistra radicale, i gruppi pro Palestina ma anche la Cgil e l'Anpi, cosa pensa di questa rete che da un giorno all'altro è passata da sventolare le bandiere della Palestina a sostenere Maduro?
"Nessuno dei gruppi organizzatori della manifestazione ha denunciato le massicce violazioni dei diritti umani commesse in Venezuela negli anni passati. Questi gruppi non sono autonomi; esistono solo come strumenti del progressismo internazionale. La causa filo-palestinese è solo una facciata a sostegno di Hamas, il cui principale alleato in America Latina è Nicolás Maduro".
Eppure c'è chi sostiene che Donald Trump abbia violato il diritto internazionale...
"Coloro che parlano di colpo di Stato o di violazione del diritto internazionale stanno distorcendo la realtà. In primo luogo, perché Nicolás Maduro non è il presidente del Venezuela, ma un usurpatore che ha rubato le elezioni del 2024; in secondo luogo, perché è un violatore seriale dei diritti umani, che ha fatto precipitare il Venezuela nella più grande crisi umanitaria della storia latinoamericana, costringendo all'esilio un terzo della popolazione; e in terzo luogo, perché è un boss del narcotraffico".
Quale scenario si apre ora per il Venezuela?
"Durante i primi giorni ci sarà un processo di transizione. Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che la vicepresidente nominata da Maduro, Delcy Rodríguez, sarà incaricata di gestire la resa del regime venezuelano e lo smantellamento del Cartello dei Soli; ma se non rispetterà gli obiettivi di democratizzazione, sicuramente lei stessa sarà catturata e inviata negli Stati Uniti per essere processata".
Ci saranno elezioni democratiche?
"È importante che si tengano le elezioni, ma le condizioni non sono ancora mature. D'altra parte, occorre ottenere al più presto la liberazione di tutti i prigionieri politici, incarcerati ingiustamente solo per aver dissentito dal regime. Attualmente ci sono circa un migliaio di prigionieri, tra civili e militari, in carceri disumane".

