Una gaffe, l'ennesima. La figuraccia porta la firma di Elly Schlein, segretaria del Pd, che nel giorno del cordoglio per la morte di Anna Falcone ha finito per confondere ruoli, storie e persino identità all’interno della famiglia del magistrato simbolo della lotta alla mafia.
Nel messaggio diffuso dalla leader dem, l’intenzione era quella di rendere omaggio all’impegno nella Fondazione dedicata a Giovanni Falcone. Peccato che quel ruolo, noto e pubblico, non sia stato ricoperto da Anna ma dall’altra sorella, Maria Falcone, da anni volto e motore dell’ente che porta avanti la memoria del giudice assassinato a Capaci. Un errore che non è passato inosservato, soprattutto perché arriva da chi fa della retorica della memoria e della legalità uno dei cardini del proprio racconto politico.
"Dei tanti motivi per i quali essere grati ad Anna Falcone voglio ricordare la discrezione e la passione con le quali si è impegnata nella Fondazione dedicata alla memoria di suo fratello Giovanni. E voglio ricordarla oggi soprattutto per il lavoro fatto con studentesse e studenti delle scuole di tutto il Paese per diffondere la cultura della legalità" le parole della Schlein: "Una vera formazione permanente portata avanti nella consapevolezza che la conoscenza del fenomeno mafioso sia la base per una riscossa civile della coscienza delle giovani generazioni. Questo è il lascito che continuerà a impegnare tutte e tutti noi".
Parole solenni, tono istituzionale, lessico da cerimonia ufficiale. Ma con un problema di fondo: l’attribuzione sbagliata. Anna Falcone non è stata la presidente della Fondazione Falcone, ruolo che appartiene a Maria, da decenni impegnata in prima linea nelle iniziative educative e culturali legate all’eredità del fratello Giovanni. Un dettaglio? No, perché quando si parla di figure simboliche e di memoria civile, i dettagli fanno la differenza. La gaffe ha fatto rapidamente il giro dei social, riaccendendo le critiche a una segreteria spesso accusata di superficialità e di un approccio più ideologico che concreto. Non è la prima volta che Schlein inciampa su temi sensibili: dalla politica estera alle questioni istituzionali, il copione sembra ripetersi, tra buone intenzioni e scarsa attenzione ai fatti.

