Si attaccano al contratto nel servizio pubblico per chiederne il silenzio. In questo modo i Cinquestelle provano a mettere il bavaglio al direttore Tommaso Cerno e al lavoro del nostro quotidiano che da giorni sta facendo luce sul "metodo Report", tra consulenti e liste di "attenzionati". Per gli eredi di Grillo non si può criticare la trasmissione Rai di Sigfrido Ranucci soprattutto se a farlo è un collaboratore (Cerno) del servizio pubblico. Con buona pace della libertà di stampa.
Il mondo della politica, da ministri a semplici parlamentari, rifiuta però questa considerazione "a corrente alternata" della libertà di stampa. Ed è un coro di voci solidali per Cerno e di apprezzamento del nostro lavoro. A iniziare dal vicepremier Matteo Salvini: "Solidarietà a Cerno, coraggioso direttore del Giornale, attaccato dal Movimento 5 Stelle per gli articoli su dossieraggi abusivi e consulenti di Report. La libertà di stampa va difesa sempre, anche se non piace alla sinistra accecata dall'odio".
Una censura, quella dei Cinquestelle, che si brucia da sola nel cortocircuito paradossale di chiedere la difesa delle inchieste di Ranucci ma non di quelle del Giornale. Ed è la ministra per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, a sottolinearlo. "Paradossale - dice - che chi ieri esprimeva la sua vicinanza a Ranucci, oggi voglia impedire al direttore di un quotidiano nazionale di commentare e portare avanti le sue inchieste".
Altra ipocrisia viene sottolineata da Mara Carfagna (Noi moderati). Nell'esprimere la sua solidarietà a Cerno la Carfagna replica ai Cinquestelle: "Attaccano un direttore e un quotidiano, mentre tacciono su Hannoun e su una rete di rapporti che meriterebbe un altro tipo di risposte, non polemiche di circostanza. La stampa libera non e' un principio intermittente, ma un valore".
La difesa di Cerno e della libertà di stampa diventa quindi battaglia politica a campo aperto. Come nella reazione di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, che bolla "l'intemerata" della senatrice Dolores Bevilacqua come "ridicolo doppiopesismo". "Non è ridicolo, invece, - aggiunge - l'indigesto doppiopesismo di chi invoca per i giornalisti amici addirittura l'insindacabilità e per quelli non allineati la censura. Sia chiaro: Ranucci non è un ayatollah dell'informazione e quindi rimane sindacabile, pur nel rispetto della libertà di stampa. Allo stesso modo Cerno non è un paria della informazione su cui far calare la censura per difendere l'insindacabilità degli ayatollah amici". La Lega fa uscire un comunicato sulla questione. "L'attacco della grillina Bevilacqua al direttore Cerno - recita la nota firmata dai parlamentari del Carroccio che fanno parte della Commissione di Vigilanza - è l'ennesima prova se mai ce ne fosse stato bisogno che i pentastellati non hanno ben chiaro il concetto di libertà democratica. Ci spiace per loro. Non siamo in una di quelle dittature comuniste, magari sudamericane, che loro difendono con tanto fervore".
Tra gli altri che sono intervenuti a difesa di Cerno ci sono anche gli interventi del sottosegretario leghista Alessandro Morelli ("se qualcuno scambia il dossieraggio degli avversari politici per giornalismo, non sa cosa sia il giornalismo"), del liberaldemocratico Luigi Marattin ("la questione base è che giro fanno le informazioni riservate in questa repubblica") e del parlamentare di Fdi Walter Rizzetto ("delegittimare Cerno nulla ha a che vedere col pluralismo").

