«La sorveglianza dell'immigrazione clandestina rientra nella doverosa tutela della nostra sicurezza e del rispetto della legalità e della giustizia, che il governo ha il dovere di perseguire». Sembra un proclama di Giorgia Meloni, invece sono parole di Romano Prodi, pronunciate da presidente del Consiglio in Parlamento il 2 aprile del 1997 per difendere le ragioni del suo esecutivo sulla tragedia di pochi giorni prima, quando una nave militare italiana speronò e fece affondare in acque internazionali la carretta del mare Kater I Rades, provocando la morte di 105 persone, molte delle quali erano donne e bambini. «Non possiamo e non vogliamo mettere a repentaglio il nostro ordine pubblico per rispetto di quegli stessi principi che ci guidano nella nostra azione umanitaria. Altro è aiutare chi ha bisogno di soccorso e dare a chi è in vere difficoltà la speranza di un rifugio, altro sarebbe, per un malinteso ed incomprensibile senso di umanità (che diventerebbe, in realtà, segno di debolezza e di irresponsabilità), accettare fra di noi persone che non hanno bisogno di aiuto», aveva detto allora il presidente del Consiglio, tra gli applausi della sua maggioranza che sosteneva il blocco navale firmato dall'allora ministro dell'Interno Giorgio Napolitano, poi diventato presidente della Repubblica.
Quando Prodi chiuse i porti agli albanesi
Scritto il 13/02/2026
da Felice Manti

