Persiani d'Italia in piazza: il figlio dello scià prenda il potere

Scritto il 06/01/2026
da Anna Maria Greco

"Javid Shah", "Lunga vita allo scià", ripetono i manifestanti davanti all'ambasciata iraniana di Roma. Sventolano bandiere del Paese prima della rivoluzione degli Ayatollah del 1979, con strisce orizzontali verdi, bianche, rosse e al centro il leone armato con il sole. Alzano foto di Reza Palhavi, figlio dell'ultimo scià di cui porta il nome. "Morte a Khamenei", "Abbasso la tirannia", "Viva la libertà", sono gli altri slogan. E poi, cori contro il carovita e le politiche estere ed interne dei leader islamici di Teheran.

"Proprio gli stessi slogan che ripetono coraggiosamente i manifestanti nelle piazze dell'Iran, a rischio della loro vita", spiega Mojdeh Karimi, vicepresidente dell'associazione Italia-Iran, che ha organizzato la mobilitazione ed è la voce in Italia del principe che da anni vive negli Usa, simbolo della dissidenza iraniana. Al vertice dell'associazione c'è un italiano, Mariofilippo Brambilla di Carpiano. "Con la manifestazione - spiega - vogliamo sostenere la rivolta in corso del popolo iraniano, che chiede di rovesciare il regime islamico e il ritorno di Reza Pahlavi. Una figura che rappresenta l'unità e si è detta disponibile a guidare una transizione verso un referendum popolare, per dare la scelta ai cittadini tra monarchia e repubblica".

Malgrado il breve preavviso, il freddo e la pioggia battente, di fronte alla sede diplomatica di via Nomentana si sono radunati in oltre 50, forse alla fine delle due ore e più di presidio arrivano a quasi 100 manifestanti. Ci sono molti giovani, tante donne, dirigenti dell'associazione iraniani come Media Atei e italiani come Francesco Di Bartolomei.

La speranza che sia arrivato il momento del cambiamento mobilita tutti gli esuli iraniani in Italia, che naturalmente hanno più anime. Oggi a Verona ci sarà un'altra manifestazione, dell'associazione Italia-Israele e del partito liberal-democratico, con la Città che sale: "Iran: per la libertà". Spiega Federica Iaria di Aiise: "Non possono esistere confini culturali nella vicinanza ad un popolo che cerca di essere libero da un regime che soffoca nel sangue le proteste".