L'allarme recessione lanciato da Confindustria, la missione di Giorgia Meloni in Algeria per blindare le forniture di gas e la cautela della Bce sui tassi raccontano tre facce della stessa emergenza: la guerra in Iran sta ridefinendo gli equilibri economici europei e l'Italia prova a difendere crescita e industria muovendosi su più fronti, tra diplomazia energetica, richieste di sostegno alle imprese e vigilanza sulla politica monetaria.
Il Rapporto di Previsione di primavera del Centro Studi Confindustria (CsC) mette nero su bianco una preoccupazione che a Viale dell'Astronomia non nascondono: il conflitto in Medio Oriente è ormai la variabile decisiva per l'economia italiana nei prossimi due anni. Il quadro internazionale era già fragile e l'escalation ha aggiunto "incertezza e altri impatti negativi per le economie", rendendo la crescita sempre più dipendente da energia e commercio globale. Il presidente Emanuele Orsini ha parlato apertamente della necessità di "misure urgenti, soprattutto a livello europeo", chiedendo "una risposta veloce" e "un atto di responsabilità" alla politica perché "oggi come non mai serve una responsabilità condivisa di maggioranza e opposizione".
Gli scenari elaborati dal Centro studi sono chiari: se la guerra si chiudesse entro marzo, il Pil italiano crescerebbe dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, con consumi al +0,7%, investimenti al +2,3% e inflazione al 2,5%. Se invece il conflitto si prolungasse fino all'estate, l'economia entrerebbe in stagnazione con Pil fermo nel 2026 e a +0,1% nel 2027, export in calo e inflazione al 4,3%. Nel caso peggiore, con guerra fino a dicembre, si aprirebbe una vera recessione con Pil a -0,7% nel 2026 e ancora negativo nel 2027, consumi e investimenti in contrazione e inflazione al 5,9%, mentre petrolio e gas schizzerebbero rispettivamente verso i 140 dollari e i 100 euro al Megawattora. "Rischiamo una crisi energetica come non l'abbiamo mai avuta nella storia", avverte il direttore del CsC Alessandro Fontana, mentre Orsini rilancia la necessità di Eurobond energetici, mercato unico dell'energia e interventi immediati su iperammortamento, decretoBollette e Zes.
La missione in Algeria della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri ha rappresentato una prima risposta in quanto l'obiettivo è consolidare la sicurezza energetica italiana. "Abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima cooperazione tramite le compagnie Eni e Sonatrach, anche lavorando su nuovi fronti come ocean gas e offshore e questo consentirà di rafforzare il flusso", ha dichiarato la premier insieme al presidente Abdelmadjid Tebboune, sottolineando che il rapporto tra Roma e Algeri "non è mai stato così solido e proficuo". La strategia è chiara: diversificare le forniture e consolidare l'asse con un partner "affidabile", come ha ribadito lo stesso Tebboune garantendo la disponibilità dell'Algeria a rispettare tutti gli impegni. Intanto, i mercati hanno reagito al possibile negoziato tra Usa e Iran: il Brent ha oscillato attorno ai 102 dollari, il Wti è sceso sotto i 91 e il gas al Ttf si è mosso intorno ai 53 euro/Megawattora, segnale di una tensione che resta alta ma non fuori controllo.
Sul terzo fronte, quello monetario, la Bce osserva con prudenza ma non esclude interventi. "Siamo pronti, se necessario, ad apportare cambiamenti alla politica monetaria in qualsiasi riunione", ha spiegato Christine Lagarde, precisando che Francoforte "non agirà prima di avere informazioni sufficienti sull'intensità e durata dello shock" ma che l'impegno al target del 2% di inflazione resta "incondizionato". Una linea che preoccupa le imprese: Orsini ha auspicato che la Bce "non faccia nulla". Ma Libero Monteforte, direttore del Servizio analisi macroeconomica dell'UpB, è più realista: "Il rischio più sottovalutato è la restrizione monetaria: a differenza di quanto accaduto con l'Ucraina, la Bce sarà molto rapida nelle sue decisioni".

