Il chirurgo che l'ha operata: "Inimmaginabile E soffre ancora"

Scritto il 13/02/2026
da Sergio Arcobelli

C'è una squadra che lavora in silenzio mentre la campionessa guarda la telecamera e ringrazia "chi mi è stato vicino"

Non è un miracolo. È un capolavoro chirurgico, atletico, umano. La medaglia d'oro di Federica nasce molto prima del cancelletto di partenza: comincia su un lettino operatorio, tra tibia e perone fratturati, un crociato lesionato, una placca e sette-otto viti a tenere insieme l'impossibile. "Miracolo è una parola che non mi piace", taglia corto Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica Fisi, il chirurgo che l'ha operata ad aprile dopo la rovinosa caduta. "È il risultato di un grande lavoro e di una grande atleta". Due interventi Milano e Torino mesi compressi in un cronometro che non concedeva sconti. "Vista la frattura non era immaginabile. Se fosse una persona normale, oggi sarebbe ancora in riabilitazione".

Invece no. Invece c'è una squadra che lavora in silenzio mentre la campionessa guarda la telecamera e ringrazia "chi mi è stato vicino". Dietro quelle parole ci sono nomi e turni infiniti: il J Medical scelto per dare continuità e serenità, fisioterapisti e preparatori, Federico Bristot, Marco Freschi, Luca Stefanini, lo staff di sala operatoria, Riccardo Accetta, Gabriele Thiebat, il gruppo ospedaliero che ha garantito strutture e tempi record. Un'orchestra che ha suonato all'unisono. Il momento più delicato? "Trovare l'equilibrio tra quanto caricare e quanto piegare. L'osso doveva guarire, i legamenti anche. Il ginocchio non andava oltre i 90 gradi: lì c'è stata la svolta". Un secondo intervento già messo in conto, poi il ritorno in pista. Con dolore, infiltrazioni, un piano studiato al millimetro. "Non è al 100%, il ginocchio fa male. Ma la testa e la capacità di soffrire hanno fatto la differenza". Panzeri si emoziona quando parte l'inno: confessa di aver pianto. "So cosa ha passato... Crederci non basta: servono impegno, sacrificio, fatica. Fino in fondo". La prova che quando talento e squadra marciano assieme, l'impossibile impara a piegarsi.