L’Atalanta fa la "festa" a Gasperini. Roma al tappeto

Scritto il 04/01/2026
da Marco Lombardo

Sfida ad alta tensione tra Var e gol annullato. Palladino vince la prima contro una big

Non si fanno prigionieri. Di solito.

Però se dopo nove anni ti siedi nella panchina sbagliata, non si può far finta di niente. Ci ha provato il Gasp, alla vigilia: «Ci si saluta all’inizio, e poi ognuno per la sua strada». Ma Bergamo è Bergamo, e a qualcuno è sembrato pure di vedere un po’ di emozione. Forse è leggenda. Di sicuro è sceso per primo dal pullman col sorriso.

La città è avvolta dalla nebbia, ma sull’arena nerazzurra le luci sono sempre accese. La storia è nota: Gasperini arrivò quasi per sbaglio, dopo cinque partite ne aveva perse quattro, salì nell’ufficio del presidente: «Si gioca coi ragazzi di Zingonia: o è così o me ne vado».

Grande Percassi, lesse la mossa: nacquero successi, litigi, grandezza e trofei. Perché il Gasp è quella cosa lì, ultimatum dopo ultimatum. Solo che l’ultimo non gli è riuscito.

Dunque rieccolo, e all’improvviso sembra fare freddo. Più freddo. Lo speaker neanche lo nomina, per Mister Palladino l’urlo è all’unisono. Qualche saluto all’ingresso, l’abbraccio al suo erede e via. Spunta uno striscione: «Una bella storia si legge anche dal finale, peccato». Si gioca.

Già, si gioca: dopo 12 minuti su angolo Svilar svirgola, così che Scalvini entra in porta col pallone. Proteste, neanche il Var è dalla parte del Gasp, anche se lo è la curva con un paio di controstriscioni

che sciolgono gli applausi. Un po’ tiepidi, ma reciproci. La festa finisce qui: insulti, petardi, ancora Var con un gol annullato a Scamacca per un fuorigioco grottesco («Questo è cinema» urla Palladino alla telecamera). Gasperini è furente con i soliti noti (Ferguson, Rensch): nella ripresa mescola le carte, alla fine però resta a 997 punti in carriera. Litiga con Palladino, se ne va oscuro: non è ancora la sua Roma, non è più la sua Atalanta. Non si fanno prigionieri di solito, ma non sempre.