"Quando il Giornale mi diede del... Nano Ghiacciato"

Scritto il 05/01/2026
da Umberto Zapelloni

Il grande coach Dan Peterson compie 90 anni: "Ero calmo e freddo, un soprannome perfetto che amo ancora adesso"

Coach ormai ci siamo, come festeggerai i 90 anni?

"Sarà una giornata impegnata. Ho due appuntamenti per presentare il docufilm Dan Peterson per sempre numero 1, poi alla sera una cena con gli amici".

Che effetto fanno i 90.

"Mi ricordo quando Montanelli compì 90 anni. Dissi cavolo 90 sono tanti. Poi ci sono arrivati anche Missoni e Armani. Oggi mi sento come quando ne avevo compiuti 70 o 80. Certo non ho l'energia e la tenuta che avevo e ogni mattina quando mi sveglio mi chiedo se tutto funzionerà come il giorno prima Però l'entusiasmo è sempre lo stesso".

E pure la testa. Come ti tieni in forma?

"Tenendo la mente sempre impegnata. La Settimana Enigmistica, il mio blog per cui faccio un sacco di ricerche, i libri, gli articoli sulla Gazzetta, gli incontri di team building.

Come sono le tue giornate. Il tuo blog arriva in mail all'alba ti svegli sempre presto?

"Mi sveglio alle sette, faccio stretching, ginnastica libera, un pochettino di pesi, un po' di cyclette, poi faccio colazione e mi metto al computer Di sera se non ho partite da vedere vado a letto alle 10". Si alza una voce in sottofondo. È sua moglie Laura: "Non credergli, alle 9.29, alla prima pubblicità di How is made, si alza dal divano, dice amici sportivi vi saluto e va a letto dove lo trovo con il cellulare in mano Gli vieto di usare il computer e lui mi dribbla così".

Coach devi arrenderti. Se lo dice Laura.

"Lei mi tiene in forma, mi cura, mi sgrida se accetto troppi inviti".

Come si costruisce una mentalità vincente?

"Tutti noi siamo prodotti di quello che ci ha circondato per tutta la vita. Io devo molto ai miei genitori, a mio fratello, ai miei insegnanti, ai miei allenatori. Ascoltando loro e seguendo lo sport ho capito che certa gente ha la mentalità vincente dentro di sé e tu devi tirarla fuori".

E tu in squadra ne avevi di vincenti.

"I Meneghini, i Premier, i Bariviera, i D'Antoni ce l'hanno dentro questa mentalità. Più che insegnarlo, io ho cercato di fargli fare degli esercizi che facessero uscire la loro combattività, di farli lavorare duramente con l'esercizio delle sedie".

Il lavoro sulla testa?

"Anche i Meneghin e i D'Antoni vogliono sentire di avere la fiducia del coach. Ne hanno bisogno. Prima di ogni partita dicevo a Mike: riconosci la difesa. E a Dino: voglio sentire la tua voce. Cose banalissime che però facevamo sentire la mia fiducia".

Però per costruire la rimonta della vita dal meno 31 di Salonicco sei stato zitto una settimana.

"Ma come mi ha detto McAdoo quel silenzio è stato interpretato come tranquillità e ha trasmesso fiducia".

Ricordo che a Salonicco, inviato proprio per questo Giornale, ci dicesti: "Ho visto i miei uomini addormentati dall'inizio alla fine"?

"In America diciamo che quando i cavalli sono scappati dalla scuderia è impossibile riprenderli. Ci provi cambiando difesa, chiamando il minuto di sospensione. Ma la verità è che non eravamo proprio in forma, avevamo cominciato la preparazione tardi".

Lì è nata l'Olimpia del Triplete?

"Sì, senza ombra di dubbio, lo ripeto ogni volta, è stata la partita più drammatica, più intensa, più importante della mia carriera".

Quell'Olimpia oggi vincerebbe ancora così tanto?

"Sì, assolutamente. Chi marca Bob McAdoo? Chi marca Roberto Premier? Chi pressa Mike D'Antoni? Chi riesce a segnare contro Meneghin? E se il lungo esce per tirare da tre, credimi Meneghin non lo mollerebbe perché la gente lo dimentica, ma era un grande atleta".

Ti piace il basket di oggi?

"No, c'è una ricerca esasperata del tiro da tre. Ma ogni tanto mi diverto ancora a vedere qualche bella partita dell'Olimpia".

Il giocatore simbolo di Dan Peterson?

"Non posso citarne uno solo. Dico Meneghin come italiano, D'Antoni oriundo, McAdoo straniero".

Oscar Eleni su questo Giornale ti definì Nano Ghiacciato: è un soprannome che ti piace?

"Io ho 62/63 battiti al minuto. Ero tranquillo, molto freddo a bordo campo e Oscar ispirandosi a una bevanda dell'epoca mi soprannominò così perché proprio alto non sono. Mi è piaciuto, è durato nel tempo".

Sempre Oscar si inventò la Banda Bassotti.

"E io lo ringrazio ogni volta perché ho cavalcato quella definizione come un fantino. In spogliatoio dicevo sapete cosa dicono di voi? Che siete troppo piccoli, che siete la Banda Bassotti e non potete prendere i rimbalzi, che siete troppo giovani E quella squadra sputava sangue ad ogni partita".

Sputare sangue è una delle frasi cult. Le altre sono amici sportivi, numero uno, mamma butta la pasta Come ti vengono?

"Sono una spugna, imparo da tutti, leggo, mi documento. Butta la pasta è la versione italiana del mamma metti il caffè sul fuoco di un radiocronista del baseball quando ero un ragazzo".

Sei un mago nel descrivere gli altri, come descriveresti Dan Peterson.

"Cavolo, questo è durissimo. Diciamo che sono quello che si chiama Overachieved, uno che ha superato i suoi limiti con determinazione con lo studio e l'ascolto. Non tutti sanno ascoltare".

Sei contento di come è andata la tua vita?

"Mi chiedono sempre se non mi spiace non aver allenato in Nba, ma io in Italia ho avuto tutto. Le vittorie, l'amore, la televisione, il giornalismo, la pubblicità. Sono anche l'unico americano ad essere entrato nella Fiba Hall of Fame per quello che ho ottenuto fuori dagli Usa".

A proposito di Usa. Sei ancora un sostenitore di Trump?

"Io voglio un presidente forte, però vorrei che Trump fosse più presidenziale e non perdesse tempo a rispondere ai George Clooney. Fregatene di George Clooney. I mestieri nella politica, nello sport e nello spettacolo sono i più esposti. Troverai sempre qualcuno disposto a spararti, lanciarti i pomodori o gli insulti. Lascia perdere e cerca di essere più presidenziale".

Ha alzato il tiro con il Venezuela.

"Spero vada tutto bene, però non voglio un presidente degli Stati Uniti debole. Assolutamente no. Biden, per motivi che sappiamo bene, non era in grado di farlo, è stato un presidente debole e gli Stati Uniti hanno sofferto".

Quindi ti piace l'America che torna a fare la sentinella del mondo.

"La mia prima laurea è in storia americana. Tutti dicono che Lincoln era una bravissima persona, ma era cattivissimo. Nel bel mezzo della Guerra Civile cacciò il suo generale McClellan perché non aveva più fiducia in lui e aveva ragione perché poi si presentò alle elezioni contro di lui. Ha chiamato al comando due dei generali più cattivi: William Sherman e Ulysses S. Grant e ha cambiato la storia. Quindi mi piace l'America sentinella ma voglio che tutto vada bene, che l'Europa non ne soffra".

Ma Peterson è democratico o repubblicano?

"Più indipendente di me non c'è nessuno. In passato ho votato per candidati democratici e repubblicani. Comunque appoggerò sempre il presidente perché voglio bene agli Stati Uniti. Non serve contestare, se un presidente non ti piace vota contro la volta dopo. Oggi troppa gente va in piazza perché qualcuno li paga".

Ma perché dopo tanti anni parli l'italiano peggio del tuo concittadino papa Leone XIV?

"Sono desolato perché veniamo tutti e due da Chicago, lui è qui da meno tempo e parla con meno accento di me. Sono invidioso, ma allo stesso tempo sono orgoglioso perché anche se sono protestante sono un suo tifoso".

I prossimi 10 anni?

"I 100 sono un bel traguardo. Vorrei provarci. Intanto non mi fermo: libri, articoli, team building. L'importante è tenere accesa la testa". Buon compleanno Numero uno.