Caracas si è svegliata sotto controllo militare, tra posti di blocco e telefoni cellulari perquisiti. È questa la prima fotografia del Venezuela senza Nicolás Maduro, catturato dagli Stati Uniti, ma con il regime ancora in piedi. Il decreto di "commozione esterna", firmato dallo stesso Maduro pochi giorni prima della cattura e pubblicato ora in Gazzetta ufficiale, ordina alle forze di sicurezza di arrestare chiunque abbia "promosso o sostenuto" l'operazione statunitense. Di fatto, una caccia ai dissidenti che certifica la continuità del potere chavista sotto un'altra forma. Alla guida del Paese, come presidente ad interim, c'è Delcy Rodríguez. La sua investitura è arrivata dal Tribunale supremo, organo totalmente allineato al regime, ed è stata ratificata da un Parlamento presieduto dal fratello Jorge Rodríguez, eletto in consultazioni boicottate dall'opposizione, anche perché molti leader erano stati arrestati o costretti all'esilio, come Edmundo González, presidente eletto secondo i verbali, o alla clandestinità, come la Nobel per la Pace Maria Corina Machado. Il ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino López, ha garantito pieno appoggio a Delcy. Il messaggio è chiaro: Maduro è caduto, ma il sistema resta e reagisce irrigidendosi.
Il decreto d'emergenza, valido per 90 giorni prorogabili, consente la sospensione delle manifestazioni, la requisizione di beni, la militarizzazione delle infrastrutture strategiche e la chiusura delle frontiere. A Caracas e in altre città sono già partiti controlli a tappeto. Una risposta che smentisce ogni retorica sulla "normalità istituzionale" e conferma che il chavismo, privato del suo leader più ingombrante, punta ora a blindarsi.
Sul fronte opposto, Machado parla di "passo enorme" verso una transizione ormai "inevitabile e imminente". In un messaggio pubblico ha ringraziato Donald Trump per la "fermezza nell'applicazione della legge", sottolineando come milioni di venezuelani siano scesi in piazza in decine di Paesi. La leader dell'opposizione ha promesso che un Venezuela libero sarà il principale alleato degli Stati Uniti su sicurezza, energia e democrazia.
Ma qui si apre la frattura decisiva. Trump, pur rivendicando il successo dell'operazione, ha indicato Delcy Rodríguez come interlocutrice nella fase iniziale, mettendo in dubbio la capacità di Machado di guidare la transizione. Una scelta che da Caracas appare come un compromesso pericoloso: rimuovere un dittatore senza smantellare il sistema.
Maduro, incriminato negli Stati Uniti per narcotraffico e terrorismo, non era solo un autocrate, ma il volto di un apparato. La sua cattura è un atto di giustizia, ma senza l'insediamento di González e una rottura reale con il chavismo, il rischio resta quello di una mezza transizione.
Intanto nella capitale fonti locali segnalano l'azione dei colectivos armati in diversi quartieri, a partire dal 23 de Enero, con blocchi, perquisizioni e appelli a non uscire di casa. Alla pressione sul territorio si aggiunge quella contro l'informazione: il Sindacato nazionale dei giornalisti (Sntp) ha denunciato l'arresto di almeno sette operatori della stampa durante l'insediamento del nuovo Parlamento chavista, tre sarebbero già stati rilasciati, mentre per gli altri è stata chiesta l'immediata liberazione. La verità, oggi, è che il Venezuela è entrato in una fase nuova e instabile. Maduro è fuori gioco ma il chavismo no e la storia insegna che lasciare in piedi un sistema criminale, pur senza il suo capo, è il modo più sicuro per preparare un disastro.

