La positività di Rebecca Passler aveva scosso il mondo sportivo azzurro prima dell’inizio di Milano-Cortina 2026. Lo scorso 2 febbraio la positività al letrozolo a seguito di un controllo fuori competizione effettuato il 26 gennaio ad Anterselva sembrava aver infranto il sogno della biatleta azzurra di partecipare. Fino al ripensamento da parte dell'organo che l'aveva sospesa, la Nado Italia, l'antidoping italiana. La Corte Nazionale d’Appello ha accolto il ricorso per cui Rebecca Passler è riabilitata, può ritornare in seno alla squadra nazionale e, quindi partecipare alle Olimpiadi invernali. La Nado Italia ha riammesso l’atleta di Anterselva per aver riconosciuto il 'fumus boni iuris', ovvero l'apparente fondatezza dell'assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza in oggetto. Considerate le dosi di letrozolo (sostanza che si trova nei farmaci antitumorali) presente nelle urine dell'atleta - 1,1 n,g/ml - e quanto dichiarato dall'atleta, Nado Italia ha valutato di riabilitare parzialmente Rebecca per i Giochi. Infatti, la vicenda molto probabilmente finirà al Tribunale nazionale antidoping con possibile grado successivo il Tas di Losanna.
La ricostruzione
Ma quindi come è avvenuta la contaminazione? Ebbene a contaminare le urine di Rebecca potrebbe essere stata la Nutella. Secondo quanto ricostruito, la biatleta nel corso di una colazione a casa con sua madre, ha usato lo stesso cucchiaio per mangiare la Nutella. È emerso infatti che la madre Herlinde Kargruber, affetta da carcinoma mammario, assume come da prescrizione medica, un farmaco a base di letrozolo del quale la Rebecca non è mai stata a conoscenza. Proprio così. L’altoatesina era rientrata a casa il 24 gennaio scorso dopo aver preso parte alla tappa di Coppa del mondo a Nove Mesto in Repubblica Ceca. Il giorno successivo l'ha trascorso presso l'abitazione di famiglia. Era solita consumare alimenti condivisi in ambito domestico, in particolare della Nutella prelevata con un cucchiaio comune. La mattina del 26 gennaio, Rebecca è stata sottoposta a controllo antidoping fuori competizione presso lo stadio del biathlon di Anterselva, test che ha poi dato esito positivo al doping. Il caso presenta delle similitudini con quello di Sara Errani. Tuttavia c’è una discriminante importante con quanto accaduto alla tennista ed è quella che potrebbe portare anche all'assoluzione completa di Rebecca Passler.
Nei casi di contaminazione o assunzione involontaria, l'atleta deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitarla. Sara Errani ebbe una pena lieve perché sapeva della malattia della madre e del fatto che il letrozolo venisse custodito in casa e lo ammise davanti al Tas facendo scattare l'omessa vigilanza. Nel caso di Passler, “l'atleta non era stata compiutamente informata delle condizioni cliniche della madre e ignorava che quest'ultima assumesse giornalmente il farmaco, che veniva custodito in un luogo a lei e ad altri non accessibile”, scrive nella sua ordinanza il Tna. L'ipotesi, spiegano fonti vicine a Rebecca, è che la madre abbia taciuto alla figlia la sua malattia per non turbarne il percorso di avvicinamento ai Giochi. Intanto l’azzurra rientrerà in squadra lunedì e, in base alle decisioni prettamente tecniche da parte del direttore tecnico Klaus Hoellrigl, potrebbe essere impiegata nella staffetta femminile e nella mass start. "Sono stati giorni molto difficili. Ho sempre creduto nella mia buona fede", ha detto Rebecca che ha poi ringraziato "tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Federazione Italiana Sport Invernali, ai miei familiari e amici, adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100% sul biathlon".

