Donald Trump ha concluso il 2025 e iniziato il 2026 sterzando bruscamente dai temi di politica interna ai quali era stato richiamato dai sondaggi e dalle sconfitte elettorali. La questione dell'"affordability", il costo della vita, che rimane la preoccupazione numero uno per la maggior parte degli americani, non compare più da settimane nel lessico del presidente. L'attenzione è invece stata tutta concentrata su Ucraina e Medioriente, con i vertici di Mar-a-Lago, e poi, con un'accelerazione attesa, ma comunque drammatica, sul Venezuela. E ancora, le minacce a Colombia e Messico, le mire sulla Groenlandia. Tutti temi che, pur presentati come esigenze di sicurezza nazionale, allontanano la Casa Bianca dal mantra dell'America First, dal non interventismo promesso da Trump durante la campagna presidenziale del 2024.
Se i Repubblicani al Congresso rimangono per lo più allineati alla Casa Bianca, gli scricchiolii sono altrove. La cattura di Nicolás Maduro e della moglie è "lo stesso schema di Washington di cui siamo ormai stanchi e che non serve al popolo americano", ha scritto sui social Marjorie Taylor Greene, l'ex pasionaria trumpiana che ieri ha lasciato la Camera dei Rappresentanti con un anno di anticipo, dopo le minacce di morte ricevute a seguito della sua rottura col presidente. Nel suo podcast War Room, l'ideologo Maga Steve Bannon e alcuni dei suoi ospiti hanno elogiato il modo in cui l'operazione militare era stata condotta, ma si sono anche domandati se l'idea di "governare il Venezuela" non sia "un ritorno al nostro fiasco in Irak sotto l'amministrazione Bush". Perfino i democratici rinfacciano a Trump di avere voltato le spalle al suo credo. "L'America ha bisogno di una leadership che metta al primo posto gli interessi del popolo americano", ha affermato Kamala Harris.
Di fatto, Trump sta percorrendo il solco storicamente tracciato da tanti suoi predecessori al loro secondo mandato, nel quale, liberi dalla necessità di essere rieletti, si privilegia la politica estera rispetto all'agenda interna. È la legacy alla quale aspira ogni presidente Usa. Ed è il solco nel quale si sono inseriti i falchi dell'amministrazione, più legati ai canoni classici della politica estera Repubblicana. In testa, Marco Rubio. Non c'è indiscrezione, non c'è retroscena che filtri dalla West Wing che non attribuisca al segretario di Stato, figlio di esuli cubani che ha costruito la sua carriera politica denunciando le dittature caraibiche, dall'Avana a Caracas, il merito di avere convinto il presidente. Tra i tanti, è il Wall Street Journal a raccontare che fino a sei mesi fa, Trump era ancora sicuro di potere raggiungere un compromesso con Maduro: accordi sul rimpatrio degli immigrati venezuelani e concessioni alle compagnie petrolifere Usa, in cambio della sopravvivenza del regime. "Facciamo a modo mio", avrebbe detto il presidente a chi, come Rubio appunto, gli faceva presente che non c'era da fidarsi. Poi, a fine dicembre, di fronte all'evidente noncuranza di Maduro per la tempesta che si sarebbe potuta scatenare, la decisione di procedere militarmente.
Il 23 dicembre, secondo le ricostruzioni, Maduro avrebbe rifiutato quella che, a sua insaputa, sarebbe stata l'ultima offerta per lasciare il potere. Invece di trascorrere il resto dei suoi giorni in esilio con la sua famiglia, un elicottero lo avrebbe prelevato insieme alla moglie da Caracas e consegnato all'Fbi e alla Dea.
Nel giro di poche settimane, si è passati dalla promessa che non ci sarebbe mai stato un ordine che implicasse "Us boots on the ground" in terra straniera, all'affermazione, "non ci preoccupa mandare militari sul terreno", fatta da Trump nell'illustrare il successo della cattura di Maduro. Le nuove minacce alla Colombia ("Il presidente Petro farebbe bene a guardarsi le spalle"), al Messico ("Deve darsi una regolata, dobbiamo fare qualcosa"), e le rinnovate mire sulla Groenlandia ("Ne abbiamo bisogno") inaugurano una nuova fase di questa presidenza. La capacità di Trump di far coincidere questo neo-espansionismo americano con la sua agenda America First determinerà probabilmente l'esito del voto di Midterm e le sorti della sua amministrazione.

