I venezuelani con i vessilli spintonati dai comunisti

Scritto il 06/01/2026
da Francesca Galici

Nelle città raduni paralleli tra gli emigrati in festa per la liberazione e l’estrema sinistra che tifa per il dittatore. Il caso Napoli

Dalle piazze italiane che cambiano pelle per adattarsi al nuovo contesto internazionale e si vestono dei colori del Venezuela emerge il paradosso più plastico della sinistra. Da una parte ci sono i venezuelani scappati dal proprio Paese, che hanno vissuto l'orrore della dittatura bolivariana e che oggi festeggiano per la libertà ritrovata con il sogno di poter finalmente tornare a casa. Vorrebbero semplicemente gioire per la libertà ottenuta dopo quasi tre decenni di oppressione bolivariana con Maduro. Sono per lo più persone semplici, lavoratori che hanno scelto l'Italia per costruirsi una vita con sacrificio con le loro famiglie. Dall'altra ci sono i comunisti da salotto, studenti e radicali con il pugno chiuso, con le loro bandiere rosse con falce e martello, che vorrebbero spiegare ai venezuelani perché loro hanno torto a festeggiare per il blitz americano.

A Napoli due ragazzi venezuelani sono stati spintonati via dalla manifestazione dell'estrema sinistra capeggiata da Giuliano Granato di Potere al Popolo, in piazza con qualche decina di simpatizzanti contro l'operazione voluta da Trump, solo perché cercavano di avere un confronto, mentre lui lo ha evitato. «Non vi vogliamo qui», ha urlato qualcuno nei momenti concitati nei confronti dei venezuelani che volevano portare la propria voce. «Ho vissuto il regime di Chavez, facevamo le file lunghe ore per andare a prendere da mangiare. Questa gente è veramente staccata dalla realtà secondo me», ha detto uno dei due giovani sudamericani allontanati, evidentemente scosso per quanto sentito dai megafoni. «Granato, insieme a Potere al Popolo, ritiene di essere contro l'attacco di Trump per il diritto internazionale. Ma voglio dire a Granato, e cercavo di farlo mentre mi spingeva, che 32 cubani sono morti in Venezuela perché proteggevano Maduro: perché stavano lì? Perché lui è andato nel 2017 e 2019 all'assemblea de Los Pueblos a sostenere un regime che è anche accusato da Amnesty International di violazione dei diritti umani? È gravissimo», ha aggiunto. «Queste sono minoranze che non ci rappresentano, non c'è manco un venezuelano là in mezzo. Ho vissuto lì fino ai 18 anni, ho vissuto la povertà, ho sei fratelli: siamo dovuti scappare», ha aggiunto un altro ragazzo, «Trump ha fatto una cosa buona: ci ha liberato da una dittatura dopo 27 anni». A Genova le sigle della sinistra si sono ritrovate sotto la prefettura: una manifestazione alla quale hanno aderito anche Cgil, Pd locale e con loro anche Anpi, Arci, Avs e varie sigle comuniste che hanno scandito slogan contro Donald Trump. Ma nella città della Lanterna hanno deciso di far sentire la propria voce anche i venezuelani, che sono scesi in piazza per «un momento di raccoglimento, testimonianza e unità. Un incontro aperto non solo ai venezuelani residenti in Liguria, ma anche a tutti coloro che desiderano esprimere vicinanza, solidarietà e sostegno a un popolo che continua a lottare per la libertà e la dignità», non prima di aver criticato il Pd: «Non accettiamo che si venga a spiegare ai venezuelani cosa siano la pace, la giustizia o la democrazia». A Roma i sudamericani hanno organizzato un presidio di festa in via San Nicola dei Cesarini al grido di «hasta el final» mentre la Fiom e altre sigle del sindacalismo militante hanno deciso di riunirsi in piazza Barberini «contro l'aggressione di Trump in Venezuela». Scene simili si sono vissute anche altrove, dove altri venezuelani hanno provato a intervenire nelle diverse manifestazioni organizzate dalla sinistra ma senza riuscire ad avere un confronto. A Milano una cittadina venezuelana da sola ha sfidato con energia i (pochi) manifestanti che hanno improvvisato un sit-in contro la cattura di Maduro e a Torino i venezuelani hanno esultato perché «finalmente torniamo ad avere speranza» e suggerito ai radicali di sinistra «di andare a Cuba: a viverci, non in vacanza».